Congresso sulla separazione delle carriere a Villa Igea
Una giustizia addomesticata, classista, costosa e inefficiente con i potenti.
L'obbiettivo del governo con la riforma della separazione delle carriere si è palesato ieri durante un acceso confronto che ha messo di fronte il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. L'evento, organizzato ieri dalla Fondazione Lauro Chiazzese – intitolata al giurista e suocero del presidente della Repubblica Sergio Mattarella – si è tenuto a Villa Igiea e ha rappresentato uno dei momenti più significativi della campagna referendaria sulla riforma della giustizia. Conte ha aperto il suo intervento dicendo che la maggioranza di governo vuole “una giustizia addomesticata” sottolineando come “l’autodisciplina della politica è molto peggio” di quella della magistratura. A sostegno della sua tesi ha citato dati parlamentari: “In questa legislatura al Senato sono arrivate 32 richieste di autorizzazione a procedere, è stata concessa solo in due casi”. L’ex presidente del Consiglio ha poi richiamato lo scandalo delle nomine nella magistratura, spesso evocato dal ministro: il principale protagonista, l’ex pm Luca Palamara, “è stato radiato, quattro magistrati sono andati a casa”, mentre “gli unici rimasti sapete chi sono? Due politici (Luca Lotti e Cosimo Ferri) scudati dal Parlamento che non ha fatto usare le intercettazioni nei loro confronti. Di cosa stiamo parlando?”. Passando al cuore della proposta referendaria, Conte ha sostenuto che il sorteggio per i componenti del Csm rappresenti “un tentativo di disarticolare la magistratura”.
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“La verità – ha aggiunto – è che si vuole decostruire la forza rappresentativa e la legittimità democratica dei magistrati che vanno nel Csm”. Il leader M5S ha definito la riforma “un disegno di politica criminale” fin dall’inizio, citando esempi come la legge sui rave party, modificata dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e una serie di inasprimenti penali accompagnati dalla depenalizzazione dell’abuso d’ufficio – misura criticata dall’Unione europea – e dal ridimensionamento del traffico di influenze illecite ed ha accusato Nordio di aver condotto “una crociata contro le intercettazioni”. Conte ha quindi avvertito sui rischi concreti: con il sorteggio “avremo una componente togata maggioritaria disarticolata e una componente laica attrezzatissima con un mandato politico per condizionare nomine e trasferimenti” ed ha ipotizzato che “al pm che indaga sulla Santanchè a Milano con questa riforma chi glielo farà fare rovinarsi una carriera per indagare un ministro. È il mondo delle favole”. “Se l’obiettivo fosse stata la separazione bastava una norma ordinaria. E invece il governo Meloni ha modificato sette articoli della Costituzione, per costruire due Csm ma una sola Alta corte e soprattutto per disarticolare la magistratura”. Ha parlato di un intervento “molto sofisticato”, con un testo esplicito e un “non detto” alimentato dalle dichiarazioni di Nordio, della presidente Meloni e di altri esponenti di governo.
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L’intervento di Maurizio de Lucia
Maurizio de Lucia, procuratore della Repubblica di Palermo, è intervenuto per chiarire i termini del referendum. “La riforma non c’entra nulla col giusto processo che è previsto dalla Costituzione dal 1999: se un cittadino pensa che il processo, se vince il sì al referendum, sarà diverso, sbaglia. La parità tra le parti esiste da anni. Casomai dovremmo lavorare sulle garanzie, ma la riforma su cui ci dovremo pronunciare riguarda l’ordinamento giudiziario”. De Lucia ha definito problematica l’idea di un pm “autoritario” con un Csm in cui “pm giudicano pm”. “Il controllo del pubblico ministero può avvenire solo o come hanno previsto i costituenti o con modelli alternativi che prevedono l’assoggettamento alla politica. L’alternativa la devono ancora inventare”. “Un pm che risponda solo a se stesso fa paura anche a me” ha dichiarato aggiungendo che “uno dei principali limiti di questa riforma è che il parlamento non l’ha discussa”. Il procuratore ha riconosciuto errori passati della magistratura associata: “Senza dubbio la magistratura associata ha commesso l’errore di dire sempre no alle proposte di riforma. Un esempio per tutti è quello della Bicamerale di D’Alema le cui proposte furono accolte da niet senza i quali non saremmo dove siamo”; ha precisato tuttavia che “non è vero che il sorteggio per la nomina del Csm è l’unico strumento per spezzare le storture delle correnti che, comunque, voglio precisare, non sono associazioni criminali”.
Carlo Nordio, ministro della Giustizia, ha risposto rivendicando la sua lunga esperienza nella magistratura – quarant’anni – e ha negato l’intenzione di sottrarre ai pm la gestione della polizia giudiziaria, come invece suggerito dal vicepremier Tajani. “Non abbiamo toccato e non toccheremo l’articolo della Costituzione che dice che il pm dispone della polizia giudiziaria”, ha chiarito. Tuttavia, ha sostenuto che la separazione delle carriere renderebbe i pm più efficaci: “Poiché il pm è capo della polizia giudiziaria e ne dispone, deve essere preparato a dirigerla, mentre con questa storia della cultura della giurisdizione, per cui dev’essere metà giudice e metà pm, non funziona”. Ha descritto la situazione attuale: “Tu ti trovi a 26 anni, appena vinto il concorso, a dare direttive perché sei di turno a un colonnello dei Carabinieri senza avere la minima preparazione, perché non esiste una scuola di criminologia, di tecnica degli interrogatori o di tecnica delle indagini”.
Foto © Paolo Bassani
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