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La premier si gioca il tutto per tutto con due video sui social e una ipotetica comparsa a Sanremo

Due video in poche ore, altrettanti attacchi diretti ai magistrati e un cambio di passo che segna l’ingresso ufficiale di Giorgia Meloni nella campagna per il “Sì” al referendum sulla magistratura. La presidente del Consiglio sceglie di spendersi in prima persona, superando la linea semi-prudente che aveva mantenuto fino ai primi di marzo. La posta in gioco è alta e a Palazzo Chigi circola un dato che pesa come un macigno: per rendere competitivo il “Sì” servirebbe almeno il 40% di affluenza. Sotto quella soglia, la sconfitta sarebbe quasi certa.
La tempistica non è casuale. Il secondo intervento social della premier arriva poche ore dopo la visita di Sergio Mattarella al Csm, una mossa che sorprende il governo. Meloni non era stata informata in anticipo dell’iniziativa del Capo dello Stato e ne viene a conoscenza dai media. Solo Alfredo Mantovano sarebbe stato avvertito, e appena pochi minuti prima dell’arrivo del presidente a Palazzo Bachelet. Nei corridoi dell’esecutivo si fa strada il sospetto che il gesto possa rafforzare le toghe e il fronte contrario alla riforma. La reazione politica è immediata.
Meloni struttura la controffensiva su due livelli. Da un lato ottiene che il Guardasigilli Carlo Nordio dichiari pubblicamente adesione alle parole di Mattarella. Dall’altro sceglie di alzare i toni in prima persona, legando il referendum a temi più riconoscibili per l’elettorato, come immigrazione e sicurezza. L’obiettivo è rendere meno “fumosi” i quesiti, soprattutto per chi dovrebbe votare “Sì”. I sondaggi indicano infatti un’area di incertezza ampia. Alcuni istituti, come YouTrend, stimano che il “Sì” potrebbe prevalere solo superando il 47-48% di partecipazione; altre rilevazioni abbassano la soglia al 40%. Un traguardo teoricamente raggiungibile, ma non scontato se si guardano i precedenti: nel referendum costituzionale del 2001 votò il 34%, in quello del 2006 il 52%.
Per la presidente del Consiglio il referendum si lega così alle prossime politiche. Il timore è che una vittoria del “No” possa aprire una fase destabilizzante nell’ultimo anno di legislatura. Non tanto per Fratelli d’Italia, che anzi potrebbe irrigidirsi su nuove riforme – legge elettorale e fisco in primis – quanto per gli alleati. La Lega attraversa una fase delicata, con l’ombra di una possibile scissione guidata da Roberto Vannacci. In Forza Italia pesano invece le dinamiche interne e l’influenza della famiglia Berlusconi.
Intanto Meloni valuta altre mosse per rafforzare il messaggio del “Sì”, anche su terreni più popolari. Tra le ipotesi, un’apparizione alla prima serata del Festival di Sanremo, il 24, con contatti informali già avviati con Carlo Conti. Nessuna decisione definitiva, ma il segnale è chiaro: la premier è scesa in campo in prima persona. E questa volta la sfida sul referendum porta direttamente la sua firma.

Foto © Imagoeconomica 

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