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Nessuno è mai colpevole 

La frana di Niscemi ha svelato gli inganni della politica siciliana, ne ha mostrato vizi e segreti, ha trasmesso al mondo intero non solo le scene drammatiche di un paese che scivola giù, ma anche l'immagine di un'isola tragicomica che è farsa e vergogna insieme. Con tutto che va in rovina fra le furbizie e gli scarichi di responsabilità dei suoi governanti, sempre gli stessi. La frana di Niscemi è metafora della Sicilia di oggi, conseguenza perfetta di un potere illimitato ed eterno esercitato da una mezza dozzina di capi tribù attraverso i loro guardiani, protettori di interessi, di territori, di patti e di ricatti.
In un quarto di secolo sono passati cinque governatori - Totò CuffaroRaffaele LombardoRosario CrocettaNello MusumeciRenato Schifani - e c'è una Sicilia che adesso si propone seducente con i suoi misteri e i suoi piaceri ma che in realtà è più impoverita e sottomessa di prima. 

Problema di acqua

Se maledetta è l'acqua intrappolata nelle argille della collina di Niscemi che ha fatto rotolare per quattro chilometri un costone, benedetta è l'acqua che finalmente (un vero miracolo) viene distribuita in alcuni paesi dell'Agrigentino per qualche ora ogni quattro o cinque giorni invece di una volta ogni due settimane. A Niscemi tremano per la paura, in quei paesi dell'Agrigentino fanno festa "per la turnazione regolare dell'erogazione idrica", la normalità dell'acqua corrente che arriva per sei o sette giorni al mese.
È una beffa, è la Sicilia del 2026. Con l'acqua giocano sempre in tanti perché, così si dice, “l'acqua dà più da mangiare che da bere”. A Porto Empedocle avevano costruito alcuni anni fa un dissalatore in contrada.
Caos, dove è nato Luigi Pirandello, ma l'hanno abbandonato senza mai metterlo in funzione. Così ne hanno fatto un altro, inaugurato in pompa magna nell'agosto scorso da Renato Schifani: “Sono 120 litri al secondo, i nostri sacrifici sono stati premiati”. A settembre il dissalatore era già guasto.
Da qualche giorno il sindaco di Porto Empedocle vuole però mettere i sigilli perché è fuorilegge, dando ragione alle associazioni ambientaliste che hanno sempre sostenuto che quel dissalatore non l'avrebbero dovuto realizzare sulla spiaggia di Marinella.
Nella Sicilia delle frane e nella Sicilia assetata, un giorno si fa e il giorno dopo si disfa, si litiga o si fa finta di litigare. Più la rappresentanza politica è razza padrona e più miserabili sono le condizioni dei luoghi e dei suoi abitanti. La coincidenza fra una politica rapace e incapace e la desolazione sociale è evidente più che altrove ad Agrigento, terra di provenienza del famoso Totò Cuffaro ma anche di generazioni e generazioni di onorevoli che hanno scritto la storia fenomenale della regione siciliana. 

Cultura e innocenza

Li, fra i templi greci, si toccano primati inarrivabili. Dichiarata nel 2025 "capitale italiana della cultura".
Agrigento l'anno scorso è riuscita ad avere praticamente gli stessi visitatori del 2024. Ne aspettavano tre milioni e ne sono arrivati quattrocentomila: un clamoroso fallimento. Lo strazio si è trascinato da gennaio a dicembre, eventi saltati, sprechi, un durissimo atto d'accusa della Corte dei conti.
Agrigento "capitale della cultura" si è fatta riconoscere fin dall'inizio con i primi cartelli stradali, collocati dall'Anas, che presentavano vistosi errori grammaticali tipo contrata Caos e Valle di Templi. In Sicilia si sono fatti tutti una risata, che naturalmente non ha portato all'individuazione di colpe e di colpevoli. Come per le colline che precipitano, come per i viadotti che cedono, come per l'acqua che non c'è.
Innocente è Totò Cuffaro, che dal 2001 è stato per dieci anni governatore e per altri quindici l'ombra lunga del potere siciliano anche dal carcere. Innocente è Raffaele Lombardo, che quel potere se l'è spartito con l'amico Totò.
Innocente è Rosario Crocetta, un governatore manovrato dall'imprenditore spione e corruttore Calogero Montante e da Giuseppe Lumia, nominato non a caso "il senatore della porta accanto" perché teleguidava passo dopo passo il "suo" presidente. Innocente è Nello Musumeci, una legislatura contrassegnata da scandali nella Sanità e ora da ministro della Protezione civile protagonista di un grottesco duello con il sindaco di Niscemi. Innocente, va da sé, è ed è sempre stato Renato Schifani. Sono tutti nemici e sono tutti amici, sempre insieme in un impasto velenoso.
La frana di Niscemi, diventata simbolo dello sfascio di un'isola, è solo l'effetto più visibile delle scorrerie della politica siciliana.

Tratto da:Il Domani

Foto © Paolo Bassani 

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