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Nel processo per la strage di piazza Loggia, che vede imputato Roberto Zorzi, la Corte d’assise ha disposto una perizia antropometrica e morfologica avanzata, affidandola a esperti del RIS di Parma. Lo scopo è analizzare le fotografie realizzate la mattina del 28 maggio 1974 in piazza Loggia, per accertare se ritraggano le persone indicate da testimonianze recenti come possibili presenti o coinvolti nell’attentato che provocò otto morti e 102 feriti. La scelta è maturata giovedì pomeriggio, al termine di un’udienza durante la quale la Corte ha ascoltato vari testimoni e si è poi ritirata a lungo in camera di consiglio. A orientare la decisione sono state in particolare le dichiarazioni rese il 12 gennaio 2026 da Gianpaolo Stimamiglio, ex ordinovista veneto ed ex collaboratore di giustizia. Stimamiglio ha nominato per la prima volta Claudio Bizzarri e Paolo Marchetti come possibili esecutori materiali, ha aggiunto che Fabrizio Sterbeni e Aldo Micchittu (all’epoca colonnello dell’esercito) potrebbero essere stati complici sul posto, insieme a una quarta persona rimasta sconosciuta, e ha accennato a un appoggio logistico offerto da ambienti bresciani a neofascisti veronesi.

I soggetti coinvolti nella perizia

La perizia interesserà Roberto Zorzi (imputato nel procedimento), Paolo Marchetti, Claudio Bizzarri, Fabrizio Sterbeni, Salvatore Michitto, Armando Buzzi (indicato da Ferdinando Trappa come colui che avrebbe trasportato l’ordigno la sera precedente) e Francesco Veronese (citato dal carabiniere Gianni Caroselli come possibile partecipante). La Corte ha precisato che l’accertamento non è esplorativo, poiché riguarda soggetti già inseriti nel contesto processuale tramite imputazioni e deposizioni testimoniali acquisite. La difesa di Roberto Zorzi, rappresentata dall’avvocato Stefano Casali, ha manifestato una netta contrarietà. Stefano Casali ha sostenuto che un’indagine di questo tipo contrasterebbe con l’articolo 111 della Costituzione, dato che il giudice del dibattimento non può ricercare prove di colpevolezza né dell’imputato né di testimoni, attività riservata alla pubblica accusa. La procura si è rimessa al giudizio della Corte, ma ha chiesto di escludere Marco Toffaloni e Maurizio Tramonte, sui quali esistono già accertamenti tecnici conclusi positivamente in altri procedimenti (Maurizio Tramonte con sentenza definitiva, Marco Toffaloni con condanna di primo grado dal Tribunale dei minori). La Corte ha rigettato l’eccezione della difesa, dichiarando l’indagine ammissibile e pertinente, anche in considerazione delle tecnologie attuali, nettamente più avanzate rispetto al passato. Ha nominato periti il generale Gianpietro Lago, il tenente colonnello Francesco Zampa e il brigadiere Rosario Paolini, tutti legati al RIS carabinieri di Parma. I tre saranno convocati in aula il 26 febbraio 2026 alle 9:30 per ricevere l’incarico ufficiale e definire il quesito, attualmente solo abbozzato. Saranno prese in esame innanzitutto le circa 2.700 fotografie depositate agli atti, con possibilità di acquisirne ulteriori da enti pubblici o privati qualora necessario.

Le testimonianze in aula

Nella stessa udienza si sono alternati diversi testimoni, interrogati dal presidente Roberto Spanò, dalle parti civili, dalla pubblica accusa e dalla difesa. Tutti hanno risposto alle domande, a eccezione di Vincenzo Vinciguerra, reo confesso della strage di Peteano (1972, tre carabinieri uccisi). Vincenzo Vinciguerra ha dichiarato: “Non intendo rispondere. L’ho già fatto in quest’aula e non ho cambiato idea. Rispondo quando lo ritengo opportuno. Visto che qualcuno in quest’aula si è permesso di tacciarmi come collaboratore di giustizia ho affermato che non ho mai fatto parte di uno Stato che ho definito terrorista. Mi sono sentito gravemente diffamato, in 47 anni di carcere non ho mai chiesto nulla allo Stato, non tollero che qualcuno si permetta di diffamarmi”. Ha poi ribadito: “io non ho dovere nei confronti dello Stato, quindi decido ciò che ritengo opportuno fare”, aggiungendo che si tratta di “una posizione che ho assunto anni fa e che ho tutte le motivazioni per riconfermare oggi in quest'aula”; ha poi detto concludendo: “Ribadisco, rifiuto di rispondere e prego il presidente che non dirò un'altra parola”.

La deposizione di Roberto Baldassarre

Tra i testimoni ascoltati figura anche Roberto Baldassarre, che poco dopo la strage imbucò in una cassetta delle lettere un volantino di rivendicazione firmato da «Ordine Nero» e «Anno Zero». Roberto Baldassarre ha definito il gesto “deplorevole, demenziale e farneticante”, di cui si vergogna ancora oggi, compiuto di sua iniziativa per dimostrare l’esistenza di un gruppo anche a Vicenza. Il testo del volantino, letto in aula dal presidente, recitava tra l’altro: “Ci siamo assunti non a caso la paternità della strage di Brescia. Con ciò vogliamo dimostrare come le forze nazional-rivoluzionarie sanno agire al di fuori della legalità in cui ci ha posto il sistema. Il nostro fine ultimo è quello di sovvertire l’ordinamento dello Stato, disintegrare il sistema borghese e dar vita a una ristrutturazione ideale della nostra società. Anno Zero non ha perso la voglia di lottare. Il nostro onore si chiama fedeltà”. Firmato: “Ordine nero. C.Z.Codreanu”. Al termine della deposizione Baldassarre ha chiesto di stringere la mano a Manlio Milani della Casa della memoria, visibilmente commosso e rinnovando le scuse.
Prossima udienza 26 febbraio 2026, ore 9.00.

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