La carriera controversa alla guida della prima sezione penale
Corrado Carnevale si è spento a Roma all’età di 96 anni. Nato a Licata, in provincia di Agrigento, il 9 maggio 1930, ha ricoperto per quasi un decennio la presidenza della prima sezione penale della Corte suprema di Cassazione, esercitando un’influenza determinante sui giudizi di legittimità relativi ad alcuni dei procedimenti più rilevanti e dibattuti della storia repubblicana italiana. Nel periodo compreso tra il 1985 e il 1993, il collegio giudicante da lui presieduto ha annullato o disposto il rinvio a nuovo giudizio di circa cinquecento sentenze. Si tratta di una cifra eccezionale e priva di riscontri nella storia della Suprema Corte, risultato emerso da un’indagine dettagliata promossa dall’allora ministro della Giustizia Claudio Martelli e seguita con attenzione dal giudice Giovanni Falcone, in quel momento responsabile della Direzione Generale degli Affari Penali.
Quasi mai si trattava di assoluzioni nel merito: le decisioni si basavano prevalentemente su vizi procedurali, motivazioni giudicate insufficienti, inosservanza di norme di legge oppure su una valutazione ritenuta errata di elementi indiziari e di dichiarazioni provenienti dai collaboratori di giustizia. Tale orientamento interpretativo ha prodotto conseguenze fortemente divisive nel panorama giudiziario e nell’opinione pubblica dell’epoca. Tra i provvedimenti più discussi rientrano l’annullamento degli ergastoli inflitti ai fratelli Michele e Salvatore Greco per l’omicidio del giudice Rocco Chinnici, la cancellazione delle condanne relative alla strage dell’Italicus, il rinvio a nuovo giudizio di aspetti centrali del processo Pizza Connection (nel quale figurava tra gli altri Gaetano Badalamenti per il traffico internazionale di stupefacenti tra Sicilia e Stati Uniti), l’azzeramento di numerose condanne a carico di membri della banda della Magliana e la revoca di ordinanze di custodia cautelare emesse nei confronti di figure di primo piano della camorra e della ‘Ndrangheta, tra cui Giuseppe Misso, Giuseppe Lo Giudice e appartenenti ai clan Piromalli e Santapaola.
Nel 1987 il collegio presieduto da Corrado Carnevale annulla per tre volte l’ergastolo pronunciato contro Santo Barranca per l’uccisione del maresciallo dei carabinieri Vito Ievolella; nello stesso anno dispone il rinvio a nuovo giudizio degli ergastoli inflitti per l’omicidio del capitano Emanuele Basile; nel 1988 annulla 19 ergastoli nel maxi-processo alla ‘Ndrangheta reggina per vizi nella composizione del collegio giudicante. Tra il 1991 e il 1992 si registrano ulteriori interventi di grande risonanza: revoca di misure cautelari nei confronti di boss come Francesco Schiavone detto Sandokan, annullamento di custodie per esponenti dei clan Moccia e Magliulo, cancellazione di ergastoli in vari procedimenti di mafia calabrese e siciliana.
Lo scontro con il pool antimafia di Palermo
Questa sequenza di decisioni ha rafforzato il convincimento, particolarmente radicato negli ambienti antimafia, che un’applicazione rigida e formalistica delle norme processuali potesse progressivamente smantellare gli impianti accusatori costruiti nei gradi di merito. Corrado Carnevale ha sempre sostenuto con decisione la propria impostazione, opponendosi all’idea di un’organizzazione unitaria di Cosa nostra: nei suoi provvedimenti ha escluso valore probatorio alla Commissione interprovinciale e ha contestato l’attendibilità del collaboratore di giustizia Tommaso Buscetta, affermando che la mafia consistesse piuttosto in una somma di gruppi autonomi. Il contrasto con il pool antimafia di Palermo, e in modo particolare con Giovanni Falcone, è stato aspro e prolungato. Corrado Carnevale ha definito i magistrati palermitani “giudici sceriffo”, ha insistito che “la Costituzione vuole il magistrato in toga e non in divisa” e ha espresso una critica severa verso una giustizia che riteneva eccessivamente politicizzata e condizionata dal consenso mediatico.
Il caso del maxiprocesso e la scarcerazione del 1991
L’episodio di maggiore tensione si verifica l’11 febbraio 1991: la prima sezione penale, presieduta da Corrado Carnevale, dispone la scarcerazione di 43 imputati del maxiprocesso di Palermo – tra cui quaranta boss mafiosi, fra i quali Michele Greco – per intervenuta scadenza dei termini di custodia cautelare. La misura provoca una forte reazione di sdegno nell’opinione pubblica. Giovanni Falcone elabora una strategia di contrasto e il ministro Claudio Martelli ordina il reinserimento in carcere dei detenuti dopo soli cinque giorni. I boss definiscono l’azione “mandato di cattura del governo”. Al ministero della Giustizia prende avvio un monitoraggio straordinario: 12.500 provvedimenti della prima sezione vengono esaminati singolarmente. L’indagine, alla quale partecipa anche Falcone, rileva una “tecnica valutativa” giudicata irregolare, caratterizzata dall’analisi separata degli indizi anziché da una valutazione complessiva. Un simile approccio, se esteso al maxiprocesso, avrebbe potuto minarne la solidità. Alla fine Corrado Carnevale non presiederà il giudizio di legittimità definitivo, grazie al sistema di rotazione introdotto proprio da Giovanni Falcone. A partire dal 1993 Corrado Carnevale diventa oggetto di indagini, a metterlo sotto inchiesta fu il magistrato e procuratore della repubblica di Palermo Gian Carlo Caselli.
Le dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia, tra cui Gaspare Mutolo e Salvatore Cancemi, lo descrivono come magistrato “avvicinabile” e inserito in presunti circuiti di interventi correttivi che coinvolgerebbero anche esponenti politici e vertici mafiosi. Viene sospeso dalle funzioni e dall’assegno stipendiale. Nel 2001 la Corte d’appello lo condanna a sei anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il 30 ottobre 2002 le sezioni penali unite della Cassazione annullano la condanna e pronunciano l’assoluzione con la formula “il fatto non sussiste”, ritenendo le prove non sufficienti a dimostrare la volontà di agevolare l’organizzazione mafiosa. La Corte precisa inoltre che gli annullamenti riguardavano anche procedimenti estranei alla criminalità organizzata. L’assoluzione ottiene un’eco limitata rispetto alla precedente condanna. Corrado Carnevale rientra in servizio soltanto nel 2007, presso la sezione civile della Cassazione, dopo una lunga controversia con il Csm e il Consiglio di Stato. Va in pensione nel 2013, a 83 anni. Non ha mai ritrattato le proprie posizioni. Ha continuato a manifestare astio verso Giovanni Falcone anche dopo la sua morte, definendolo in intercettazioni “cretino”, “faccia da caciocavallo”, “incapace”. Nel 2022, in occasione del trentennale della strage di Capaci, ha affermato: “Rifarei tutto”, dichiarando orgoglio per il proprio operato.
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