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Nello Scavo: “Chiudere il programma susciterebbe proteste, un’operazione più subdola evita certe reazioni”

C’è un filo di allarme che attraversa tutto l’intervento di Sigfrido Ranucci durante la presentazione del Press Report Unci 2026, condensato in un titolo chiaro e netto: “Chi ha paura del giornalismo investigativo?”. Così, durante l’incontro organizzato dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ranucci non gira attorno alla questione e puntualizza: “Si stanno creando i presupposti per far fuori Report”.

Secondo il volto noto di Rai 3, tutto si starebbe concretizzando, seppur lentamente, attraverso un processo ben strutturato. “Vogliono trasformare Report in un programma per consumatori”, avverte, spiegando come il progetto originario di inchiesta venga progressivamente spinto verso un format più neutro, meno conflittuale e quindi meno incisivo. Insomma, prende forma un cambiamento tutt’altro che casuale, alimentato da scelte organizzative mirate a colpire il cuore della redazione.

Come se non bastasse, a favorire chi intende svuotare l’anima del programma d’inchiesta più seguito dagli italiani contribuirebbe anche il naturale ricambio del gruppo di lavoro. “Nell’immediato futuro ho persone che saranno costrette alla pensione: ne perderò tra le 10 e le 12, su competenze nelle quali - ha sottolineato Ranucci - abbiamo investito per anni; a giugno perderemo anche il regista e ci sarà il rinnovo di tutti i contratti dei giornalisti freelance. In cambio, tra pochi giorni, arriveranno i risultati del concorso-farsa della Rai. E perfino a me, tra il 2026 e il 2027, potrebbero chiedere di andare in pensione”.

Una lettura, quella del conduttore di Report, condivisa anche dall’inviato di Avvenire, Nello Scavo. Il giornalista, forte dell’esperienza maturata in numerose inchieste su traffici internazionali, guerre e diritti umani, è intervenuto per chiarire un nodo centrale: chiudere Report - ha spiegato - “susciterebbe proteste”, mentre cambiarlo dall’interno, fino a renderlo irriconoscibile, “è un’operazione molto più subdola”. Non a caso, Scavo ha collegato questo scenario a un contesto più ampio, segnato da pressioni e intimidazioni ormai note. “C’è stato un evidente tentativo, spiandoci, di lanciare un messaggio alle nostre fonti”, oggi sempre più spaventate, anche se - ha sottolineato Scavo - i giornalisti continuano a proteggerle.

A intervenire è stato anche il direttore di Fanpage.it, Francesco Cancellato, che ha voluto richiamare l’attenzione su un problema strutturale legato alla news industry. Il giornalista, finito nell’elenco di quelli spiati nel caso Paragon, ha precisato: “Tra i molti problemi ce n’è uno macroscopico: grandi gruppi stanno cambiando il modello di business dell’informazione, finendo per controllarla. Per sopravvivere, un media indipendente cosa deve fare: diventare asservito a chi governa?”.

Tornando a Ranucci, il suo confronto con la Rai appare segnato da dinamiche ormai note, che sembrano confermare quella direzione “subdola” descritta da Nello Scavo. Infatti, la scorsa estate, dopo un duro botta e risposta con i vertici aziendali e un provvedimento disciplinare poi rientrato, il giornalista aveva denunciato una progressiva marginalizzazione del proprio ruolo. “Dopo circa dieci anni - aveva spiegato - la Rai ha deciso di togliermi la responsabilità della firma” su aspetti centrali come contratti, trasferte, acquisti e questioni legali. Una scelta che lo ha di fatto “deresponsabilizzato”, svuotando la funzione di direzione.

Foto © Paolo Bassani

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