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Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, leader di Forza Italia, ha pubblicamente messo in discussione la permanenza della polizia giudiziaria sotto la direzione dei pubblici ministeri, confermando così il vero scopo della riforma costituzionale sulla giustizia promossa dal governo Meloni. 
Durante un evento di Forza Italia a Roma, sabato sera, come riportato dal Fatto Quotidiano, Tajani ha dichiarato apertamente la necessità di andare oltre la separazione delle carriere e la riforma del Csm: “Adesso, ha detto, con la riforma della giustizia le cose cambieranno, ma dobbiamo continuare ad andare avanti. Non basta la separazione delle carriere, non basta la riforma del Csm. Serve completare: penso alla responsabilità civile (che esiste già, ndr), penso anche ad aprire un dibattito su se è giusto o meno continuare a conservare la polizia giudiziaria sotto l’autorità dei magistrati. Discutiamone”.
L’intervento del vicepremier arriva dopo analoghe posizioni espresse dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, e si inserisce in un contesto in cui la maggioranza attende l’esito del referendum confermativo per procedere con il progetto di sottrarre ai pm il coordinamento delle indagini. Attualmente l’articolo 109 della Costituzione stabilisce che il pm “dispone direttamente della polizia giudiziaria”, mentre l’articolo 327 del codice di procedura penale ribadisce che il pm “dirige le indagini e dispone direttamente della polizia giudiziaria”.
Il governo starebbe studiando – secondo fonti ministeriali mai smentite – una modifica di quest’ultimo articolo tramite legge ordinaria, senza ulteriore intervento costituzionale, per aggirare il vincolo della Carta e trasferire di fatto il controllo delle indagini sotto l’autorità politica. In caso di cambiamento, ciascuna forza di polizia giudiziaria risponderebbe al proprio ministro di riferimento: la Polizia di Stato al ministro dell’Interno, l’Arma dei Carabinieri al ministro della Difesa e la Guardia di Finanza al ministro dell’Economia.
La premier Giorgia Meloni ha definito la riforma costituzionale della giustizia e quella della Corte dei Conti “la risposta più adeguata a una intollerabile invadenza, che non fermerà l’azione di Governo, sostenuta dal Parlamento”. Il ministro Nordio ha invece parlato esplicitamente del ritorno al “primato della politica”.
La sparata di Tajani quindi è semplicemente una conferma di un obiettivo già in lavorazione al ministero della Giustizia, reso possibile da una vittoria del Sì al referendum.

Fonte: il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica 

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