Il video in cui lo storico Alessandro Barbero spiega le ragioni del suo voto contrario al referendum sulla giustizia è stato limitato nella visibilità da Meta su Facebook. La piattaforma, come riportato dal ‘Fatto Quotidiano’ ha ridotto drasticamente la diffusione del contenuto sulle pagine che lo hanno condiviso, in seguito a un fact checking che lo ha classificato come contenente informazioni false.
Il motivo principale che ha portato alla verifica? L'alto livello di viralità raggiunto dal video in poche ore, con centinaia di migliaia di visualizzazioni e condivisioni, ritenuto potenzialmente in grado di influenzare l'esito del voto referendario.
Sulle pagine interessate è comparsa un'etichetta chiara su sfondo sfocato: “Informazione falsa: esaminata da fact checkers di terze parti”. Nell'articolo di Open, una foto del professore è accompagnata da un bollino rosso con la scritta ‘Falso’, una X sovrapposta alla parola “governo” e una premessa: attraverso il video si potrebbe dedurre che un esito positivo del “Sì” aumenterebbe il potere del governo sulla magistratura, arrivando a evocare scenari autoritari o un ritorno a modelli fascisti. Di fatto, secondo il fact checker, alcune affermazioni risultano fuorvianti. La riforma prevede infatti la divisione del CSM in due sezioni distinte, con la perdita del potere disciplinare trasferito a un'Alta Corte; un doppio standard nel meccanismo di sorteggio (secco per la componente togata, mentre quella laica resta selezionabile dal Parlamento in una rosa ristretta); e, soprattutto, un indebolimento percepito dell'indipendenza della magistratura dal controllo politico. Si tratta di elementi di contesto noti e discussi pubblicamente, che però Meta e i suoi partner sembrano non aver considerato.
Fonte: il Fatto Quotidiano
Foto © Imagoeconomica
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