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A Torino il comitato 'Giusto dire No’: giudici non sono sudditi dei pm

"C'è una strana idea del processo dietro la riforma: il processo è uno scontro tra due 'atleti del diritto', l'avvocato e il pubblico ministero, come se la finalità fosse la vittoria di uno contro l'altro. È una visione barbara". Lo ha detto Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, ieri sera a Torino nella prima iniziativa aperta a tutta la cittadinanza del comitato 'Giusto dire No' al referendum sulla giustizia. Si è trattato di un incontro aperto, al teatro Erba, che ha raccolto più di 350 persone. "Il compito del processo - ha spiegato il giurista - è fornire al giudice una visione il più possibile completa del caso su cui si deve pronunciare. Quando avremo la separazione delle carriere e il pubblico ministero dovrà rappresentare l'accusa, per le statistiche il pm bravo sarà quello che avrà ottenuto il maggior numero di condanne". A riforma in funzione, secondo Zagrebelsky, gli avvocati non avranno una controparte processuale, ma "un nemico: il pm, che ha dietro un apparato dello Stato, sarà un personaggio pericolosissimo e dunque andrà reso responsabile. Il ministro Nordio non aspetta altro. Le forme possono essere le più varie. O sottoponendo i capi delle procure a un potere gerarchico sotto il ministro o stabilendo che le procure debbano perseguire solo determinati i reati".
Fra i relatori c'era Fulvio Gianaria, penalista torinese schierato per il No. "La terzietà dei giudici esiste - ha osservato - perché lo dicono i numeri: siamo intorno al 40 per cento di richieste delle procure accolte. Nessuno può dire che i giudici sono sudditi rispetto alle procure. Possono essere influenzati dalle parti, ma è uno degli effetti benefici del contraddittorio tra pm e avvocati. Nel complesso, quello della terzietà è un falso problema". 

Foto © Imagoeconomica 

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