Materiali negati alla stampa, posizioni filo-Israele e il nodo delle nuove leggi sulla definizione di antisemitismo
L’Isgap (Institute for the Study of Global Antisemitism and Policy), un istituto con sede a New York che si occupa di antisemitismo e che sostiene una linea molto netta a difesa di Israele, arrivando a definire “grandi bugie” le accuse di genocidio contro il popolo palestinese a Gaza, agli inizi di dicembre scorso ha tenuto un corso-seminario sull’antisemitismo alla Scuola di perfezionamento per le forze di polizia italiane. Il Fatto Quotidiano, che ha riportato la notizia - come ha spiegato la giornalista Stefania Maurizi - ha anche chiesto di poter visionare il materiale utilizzato e di conoscere la composizione della delegazione coinvolta, ma in cambio ha ricevuto un secco no.
Eppure, per l’istituto che ha svolto il seminario per le forze di polizia, nella guerra in corso Israele starebbe adottando misure straordinarie per colpire esclusivamente Hamas, cercando di ridurre al minimo le vittime civili. Questo nonostante le denunce delle organizzazioni e dei movimenti pro-Palestina, corroborate da una moltitudine di materiale video, fotografico e di testimonianze che raccontano tutt’altra storia.
Ne è un esempio, sicuramente non l’unico, la testimonianza riportata anche da ANTIMAFIADuemila, attraverso le parole del dottor Ra’fat al-Majdalawi, direttore dell’ospedale Al-Awda, che ha raccontato dei molteplici attacchi subiti da parte dell’esercito israeliano, che hanno colpito generatori, pannelli solari, ambulanze e lo stesso edificio ospedaliero, causando la morte di medici e operatori sanitari. Con alcuni dei suoi colleghi arrestati, altri sepolti nel cortile dell’ospedale perché impossibile fare altrimenti. Ma anche ambulanze prese di mira, pazienti colpiti, e una donna in travaglio uccisa da un colpo sparato alla pancia mentre stava per entrare in ospedale.
Tornando all’Isgap, le sue posizioni sono talmente note da essere state anche condivise mediante la pubblicazione di un libro in cui si afferma che l’apartheid contro la popolazione palestinese “è una bugia diffamatoria”. Sostanzialmente, il libro dell’Isgap contiene un disclaimer che scarica sugli autori la responsabilità delle opinioni espresse. Questo mentre la linea dell’istituto resta chiara: il BDS, il movimento globale di attivisti che invita al boicottaggio, al disinvestimento e alle sanzioni contro Israele, viene considerato un gruppo antisemita.
Per quanto riguarda, invece, la collaborazione con le forze di polizia italiane, questa arriva in un momento particolarmente delicato, in cui si fanno strada proposte di legge che mirano a ridefinire il concetto di antisemitismo e ad adottare anche in Italia la definizione dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto. Una definizione che, secondo molti critici, rischia di estendere l’accusa di antisemitismo anche a chi non odia ebrei o Israele, ma critica le violazioni dei diritti umani nei Territori palestinesi.
Si tratta di iniziative - ha spiegato Maurizi - che partono soprattutto dalla destra, ma che trovano sponde anche nel centrosinistra, come dimostra la proposta del dem Graziano Delrio. Una proposta che, per molti critici, rischia infatti di equiparare le critiche politiche allo Stato di Israele o alle sue politiche di governo con l’antisemitismo, portando inevitabilmente verso un’ulteriore limitazione della libertà di espressione, anche quando si tratta di dibattiti aperti all’interno di scuole e università. La proposta di Delrio prevede anche deleghe al Governo per regolare i contenuti ritenuti antisemiti sulle piattaforme digitali e l’adozione di strumenti di prevenzione e contrasto più strutturati. L’idea di affidare all’esecutivo il compito di intervenire sui contenuti, soprattutto online, è stata infatti vista come un rischio sia politico che giuridico: una delega ampia potrebbe aprire la strada a meccanismi di controllo e segnalazione che finirebbero per colpire anche opinioni legittime. Anche Amnesty International Italia ha espresso una netta contrarietà, sostenendo che adottare anche in Italia la definizione dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) rischierebbe di soffocare il dibattito pubblico e di marchiare come antisemite campagne di boicottaggio che, a loro avviso, non si basano su odio razziale ma sulla denuncia di occupazione militare, apartheid e insediamenti illegali.
Tuttavia, dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza, fonti informali hanno invece difeso la scelta di ospitare il seminario dell’Isgap, ricordando che l’istituto è attivo dal 2014 sul fronte della lotta all’antisemitismo ed è considerato una realtà autorevole. Peccato che anche un’inchiesta del Guardian del giugno 2024 - ha ricordato Stefania Maurizi - abbia raccontato come nel 2011 l’università di Yale decise di interrompere i rapporti con il predecessore dell’istituto per dubbi sul rigore scientifico, e come nel 2018 gran parte dei finanziamenti dell’Isgap provenissero dalla stessa agenzia governativa israeliana che sosteneva il programma Concert, un progetto che, secondo il quotidiano britannico, era stato ideato per condurre campagne riservate volte a influenzare l’opinione pubblica internazionale.
Foto © Imagoeconomica
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