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Dopo l'abolizione del delitto di abuso d’ufficio, arriva ora la proposta di riforma della Corte dei Conti, organo contabile, responsabile della vigilanza sui conti pubblici e sull’operato della pubblica amministrazione. Cosa si va realmente a modificare? Per comprendere meglio la riforma è sufficiente un esempio: attualmente, chi sottrae centomila euro al bilancio dello Stato deve risarcire l’intera somma di cui si è appropriato. Con la nuova riforma, invece, il risarcimento massimo scenderebbe a soli trentamila euro. La modifica prevede, dunque, l’introduzione di un tetto al risarcimento per danno erariale, causato per colpa grave, limitandolo fino al 30% dell'importo sottratto o fino ad un massimo corrispondente a due annualità di stipendio applicando il principio del favor rei. Secondo il testo normativo, inoltre, il diritto al risarcimento si estinguerà dopo cinque anni, indipendentemente dal momento in cui l’amministrazione o la Corte dei Conti siano venute a conoscenza del danno. Questo termine sarà estensibile solo in caso di occultamento doloso, con azioni mirate a nascondere la responsabilità, nel qual caso il calcolo dei cinque anni partirebbe dalla scoperta del danno. Se approvata, questa riforma favorirà un incremento considerevole del rischio di infiltrazioni mafiose e fenomeni corruttivi, in particolare all’interno della pubblica amministrazione. Funzionari disonesti, di conseguenza, si sentiranno incoraggiati a concedere appalti e sovvenzioni senza gare regolari, consapevoli che le eventuali sanzioni saranno contenute. Una normativa che rappresenta un serio pericolo, destinata a incoraggiare i delitti contro la pubblica amministrazione con conseguenze negative per la finanza pubblica e, di conseguenza, per settori come istruzione, sanità, lavoro, sicurezza sociale e cultura, diritti sociali irrinunciabili secondo il dettato della nostra Carta Costituzionale. In conclusione, è evidente che clientelismo, corruzione e illegalità di vario genere troveranno terreno fertile per proliferare senza ostacoli concreti.

Foto © Imagoeconomica 

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