Ci sarebbe anche il boss di Camorra Raffaele Stolder tra gli indagati per la strage del Rapido 904 avvenuta il 23 dicembre 1984: una bomba - una miscela di pentrite, tritolo e t4 - collocata a bordo di un treno in viaggio da Napoli a Milano; la bomba esplose all'interno della Grande galleria dell'Appennino provocando sedici vittime e quasi trecento feriti. Le indagini, ad oggi, sono in mano alla procura di Firenze che le ha riaperte nel 2022. Lo riporta il quotidiano 'La Nazione' che specifica: "Si scopre che la procura di Firenze nel 2023 ha iscritto sul registro degli indagati il boss"; "classe 1958, è stato il capo dell’omonimo clan, ormai estinto, vicino ai Giuliano di Forcella". "Nel 2012, un pentito, Maurizio Ferraiuolo, nipote di Stolder, raccontò ai magistrati di aver saputo che lo zio, attorno al 2007, aveva ricevuto la proposta di un patto da parte dei Servizi per tenere sotto controllo il territorio di sua competenza senza spargimenti di sangue. La stessa proposta l’avrebbe ricevuta anche Misso. Esistevano davvero questi rapporti? E se sì, da quando?", si legge sul quotidiano.
La strage fu, in base alle sentenze, un'azione voluta da Cosa nostra (e non solo) che, di fatto, ha anticipato le stragi mafiose degli anni Novanta. Tuttavia l'attestato venne rivendicato da 23 organizzazioni di estrema destra, estrema sinistra e gruppi stranieri. I magistrati però non diedero perso alla matrice politica e circoscrissero la strage ad una “feroce risposta” alle rivelazioni di Tommaso Buscetta che proprio in quei giorni avevano “messo in ginocchio la mafia”.
Infatti per la giustizia italiana, gli unici condannati per l’attentato sono Pippo Calò, il cassiere della mafia, e Federico Schaudinn, trafficante di armi ed esperto di esplosivi. Mentre nel 2017 si interruppe a Firenze anche il nuovo filone che vedeva accusato quale mandante della strage del rapido 904 il boss di Cosa nostra Totò Riina per decesso dell'indagato. Ad oggi non è dato sapere quali siano i nuovi elementi raccolti dalla Procura di Firenze, oggi guidata da Rosa Volpe, ma il suo predecessore, Filippo Spiezia, dodici mesi fa dichiarò che nell’indagine erano confluiti “atti dei Servizi declassificati presso l’archivio storico di Roma e anche atti presso varie autorità giudiziarie”.
Fonte: lanazione.it
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