Le analisi escludono un gesto improvvisato: esplosivo plastico e detonatore. Dai litorali ad Adria, i pm non escludono nulla
Assume contorni sempre più inquietanti l’attentato contro Sigfrido Ranucci. Le analisi tecniche sull’ordigno piazzato nella notte tra il 16 e il 17 ottobre davanti all’abitazione del conduttore di Report, a Pomezia, raccontano una dinamica che nulla ha a che fare con un gesto improvvisato. Non si è trattato, infatti, di una bomba rudimentale né di un’esplosione artigianale: l’ordigno era costruito con un esplosivo plastico, attivato con ogni probabilità da un detonatore. Una scelta che esclude l’uso della miccia e che indica competenze precise, oltre a una chiara volontà intimidatoria.
I risultati degli accertamenti sono ora al vaglio della procura di Roma, che indaga per danneggiamento e violazione della legge sulle armi, con l’aggravante del metodo mafioso. Secondo quanto trapela da ambienti investigativi - ha fatto sapere il quotidiano “Domani” - ordigni di questo tipo sono riconducibili a circuiti criminali strutturati, in particolare a clan della malavita organizzata, comprese organizzazioni di origine rom attive da tempo sul litorale romano. Resta comunque la domanda: chi ha colpito Ranucci e perché. E soprattutto se dietro l’attentato vi siano dei mandanti che potrebbero aver assoldato la criminalità organizzata nel tentativo di non lasciare tracce o indizi che possano condurre fino a loro.
Resta il fatto che gli inquirenti stanno lavorando su più livelli. Sono in corso anche le analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona e nelle aree limitrofe, nella speranza di individuare elementi utili alle indagini.
Nel corso dell’inchiesta è stato sentito anche Marco Bernardini, ex agente del Sisde, oggi Aisi, ascoltato come persona informata sui fatti. Bernardini, condannato in via definitiva per dossieraggi illegali, aveva partecipato a un servizio di Report nel quale sosteneva che Ranucci fosse intercettato e seguito. Nella stessa giornata in cui Bernardini è stato interrogato, il 21 novembre, i pm hanno sentito anche Daniele Autieri, altro giornalista di Report, tra i firmatari di una denuncia presentata dopo l’attentato. Da quella denuncia è nato un secondo fascicolo, poi riunito a quello principale.
C’è poi la lettera anonima arrivata alla redazione di Report, che collegherebbe l’attentato ad ambienti della Camorra e a un presunto traffico di armi emerso in un altro servizio della nota trasmissione. Si tratta di un’inchiesta che riguardava un cantiere navale di Adria, dove durante le riprese erano state trovate due casse contenenti mitragliatrici da guerra non registrate. Un dettaglio che gli inquirenti considerano tutt’altro che secondario. Infatti, a rendere il quadro ancora più interessante è anche un altro elemento: Francescomaria Tuccillo, ex amministratore delegato del cantiere, ha ricevuto una pec con la revoca dell’incarico soltanto poche ore dopo l’attentato a Ranucci. Una coincidenza? In ogni caso, anche Tuccillo è stato ascoltato dai magistrati; un interrogatorio che è stato immediatamente secretato.
Foto © Imagoeconomica
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