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Conte: "Brutta figura per l’Italia". Antoci rivendica la svolta: "Una grande vittoria nonostante l’ostruzionismo del governo" 

Nell’esatto momento in cui il governo di Giorgia Meloni ha di fatto cancellato il reato di abuso d’ufficio, a Bruxelles iniziava già a prendere forma una direttiva che andava esattamente nella direzione opposta: introdurre l’abuso d’ufficio come reato europeo autonomo, affiancato a corruzione, peculato, traffico d’influenze e intralcio alla giustizia.
Tanto è bastato, nei giorni scorsi, per far esplodere un vero e proprio scontro frontale tra il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il Movimento 5 Stelle sul reato cancellato la scorsa estate dal codice penale, ma che ora potrebbe rientrare dalla finestra grazie alla direttiva anticorruzione europea elaborata a Bruxelles. Per Nordio si tratterebbe di una sorta di fake news. Peccato che - come vedremo tra poco - i documenti ufficiali del Parlamento europeo raccontino tutt’altra storia.
Ma procediamo con ordine e partiamo dall’interpretazione dell’eurodeputato M5S Giuseppe Antoci, che ha esultato spiegando che il testo prevede l’obbligatorietà di introdurre “il reato di esercizio illecito di funzione pubblica”, in pratica “l’equivalente dell’abuso d’ufficio cancellato in Italia”. Insomma, un duro colpo per la posizione del governo italiano, che per mesi ha provato a eliminare qualsiasi riferimento a un reato assimilabile all’abuso d’ufficio.
Malgrado tutto, Nordio non sembra voler arretrare. Il guardasigilli sostiene infatti che la direttiva lascerebbe agli Stati la libertà di scegliere quali reati nazionali siano sufficienti a combattere le condotte illecite dei pubblici ufficiali.
Ma come stanno davvero le cose? Per capirlo basta leggere la direttiva dell’UE. Nei suoi articoli, il confronto con il vecchio articolo 323 del codice penale, che definiva l’abuso d’ufficio, non è affatto un esercizio astratto. Infatti, il legislatore europeo non solo considera l’abuso d’ufficio un tassello strutturale della lotta alla corruzione, ma è andato anche oltre, aggiungendo un elemento che in Italia nemmeno esisteva: l’estensione “a specchio” al settore privato, dove l’abuso non riguarda più solo la violazione della legge in senso stretto, ma anche la violazione di un dovere professionale o di una regola interna dell’azienda.


La norma che cambia tutto

Il cuore politico e giuridico della vicenda sta nell’articolo 11 della nuova direttiva anticorruzione. Nel riepilogo ufficiale, la Commissione lo presenta così: l’articolo “definisce l’abuso di ufficio nei settori pubblico e privato e stabilisce che questa condotta o l’inazione sia punibile come reato se intenzionale”.


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Carlo Nordio © Imagoeconomica 


In pratica, siamo davanti a una prima, chiara e netta conferma del parallelismo con il vecchio abuso d’ufficio. È qui che si punisce l’uso improprio della funzione pubblica, che può avvenire sia compiendo un atto dovuto sia omettendolo, purché si persegua un vantaggio indebito.
Prima della sua abrogazione, l’articolo 323 del codice penale puniva il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che, nell’esercizio delle sue funzioni, violando la legge o l’obbligo di astensione, procurava intenzionalmente a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale oppure arrecava a terzi un danno ingiusto. Nei fatti, gli elementi di fondo coincidono con quelli richiamati dalla direttiva: c’è un funzionario, c’è una violazione della legge, c’è un atto omesso o compiuto nell’esercizio della funzione e c’è il perseguimento di un vantaggio indebito per sé o per un terzo.
Inoltre, come abbiamo anticipato, la direttiva non solo recepisce questa architettura, ma introduce anche un ulteriore elemento: l’estensione al settore privato. Si tratta di un ampliamento significativo, che punta a un sistema penale capace di intercettare le responsabilità di chi esercita poteri anche fuori dalla pubblica amministrazione.

 

Oltre l’abuso d’ufficio

Il testo europeo costruisce poi un vero e proprio ecosistema di reati che confinano con l’abuso d’ufficio.
Negli articoli 7 e 8 viene punito sia chi offre, promette o concede un vantaggio a un funzionario perché compia o ometta un atto d’ufficio, sia il funzionario che sollecita o accetta quel vantaggio. Il terreno è lo stesso: un potere piegato a un fine improprio. Con una differenza essenziale: nella corruzione c’è sempre uno scambio, mentre l’abuso può avvenire anche senza tangenti, semplicemente deviando la funzione dal suo scopo.
L’articolo 9 riguarda l’appropriazione indebita: punisce il funzionario che utilizza per fini personali i beni che gli sono stati affidati, e applica la stessa logica anche al settore privato. L’articolo 10 disciplina invece il traffico d’influenze, sanzionando chi offre o riceve un vantaggio per sfruttare la propria influenza su un pubblico funzionario e ottenere così un beneficio indebito. È un perimetro europeo che ridisegna l’uso improprio della funzione pubblica, lo stesso ambito in cui l’articolo 323 fungeva da norma cerniera nel sistema italiano tra corruzione, peculato e altri reati contro la pubblica amministrazione.
Nella direttiva compare anche una parte comparata. È qui che la Commissione inserisce una tabella eloquente: alla voce “abuso d’ufficio”, 25 Stati membri prevedono il reato e nessuno lo esclude. Bruxelles, con poche eccezioni, osserva inoltre che tutti gli Stati contemplano corruzione, peculato, appropriazione indebita, intralcio alla giustizia e abuso d’ufficio nelle rispettive legislazioni.


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Le reazioni

Come dicevamo, tra i primi a rivendicare la portata del provvedimento è stato l’europarlamentare M5S Giuseppe Antoci, che ai microfoni del Fatto Quotidiano ha parlato di “una grande vittoria della legalità”. L’eurodeputato ha poi insistito su un punto: “L’obbligatorietà di introdurre il reato di esercizio illecito di funzione pubblica, l’equivalente dell’abuso d’ufficio cancellato in Italia”. E aggiunge: “Sorprende che Nordio, un ex magistrato, faccia finta di non capire. L’articolo 11 criminalizza esattamente la stessa condotta prevista dal nostro abuso d’ufficio. Lo dice anche il parere dell’Ufficio legislativo del Parlamento europeo: non può far finta di nulla”. Infatti, con l’adozione definitiva della direttiva, l’Italia sarà giuridicamente obbligata a colmare quello che il pentastellato definisce “un evidente vuoto normativo”, pena il rischio di una procedura di infrazione.
A stretto giro è intervenuto anche Giuseppe Conte, che ha parlato di “brutta figura per l’Italia”, un Paese che “fino a qualche tempo fa veniva lodato per la legge Spazzacorrotti”, ma che oggi - ha detto l’ex premier - appare come “l’ultimo della classe sul terreno della legalità”.
Tornando ad Antoci, l’eurodeputato ha ricordato che proprio l’Italia aveva provato a bloccare il negoziato europeo: “Il governo Meloni - precisa - ha fatto ostruzionismo per mesi perché sapeva che l’articolo 11 avrebbe imposto di reintrodurre il reato. All’inizio erano riusciti a fare muro con Olanda e Germania, ma poi gli altri si sono sfilati e Roma è rimasta isolata”. E conclude, con una punta di amarezza: “Non si era mai visto un ministro della Giustizia che ostacola la giustizia”.

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