Palermo: mostra fotografica all’Istituto comprensivo "Principessa Elena di Napoli"
Funerali, sguardi, violenze, i morti, i bambini, l’essenza e la presenza nelle sue fotografie.
Una capacità unica di disordinare, di intrecciare quei fili che legavano le persone.
Mai nessuna aspirazione alla vittoria, per non sacrificare i valori: in questa società in cui ogni vittoria è un abuso. Lei non usava mai il teleobiettivo perché era come prendere di nascosto un’immagine’. ‘Io mi devo confrontare con chi devo fotografare’. Usava il grand’angolo. Semplice e diretta. Tanto forte quanto fragile. Letizia Battaglia era ed è tutto questo: testimone di una vita passata a resistere, a immortalare il vero.
Gli alunni dell’Istituto comprensivo "Principessa Elena di Napoli" nei giorni scorsi, le hanno dedicato uno spettacolo; con la preside, Bianca Guzzetta, riusciamo a scambiare due chiacchiere prima che inizi lo spazio dedicato al talk con Davide Camarrone e alcune amiche di Letizia. Nella scuola è stata allestita una mostra, scatti di un eterno presente; ogni immagine racconta una parte di lei e alcuni istanti drammatici per Palermo, ma anche per l’Italia.
E poi c’è Shobha Battaglia, arrivata per parlare di sua madre agli alunni.
“I bambini hanno interpretato perfettamente il sentimento di mia madre”, loro “hanno capito proprio la sua essenza, cantando, esprimendosi, muovendosi come lei, con chiarezza che lei era una donna piena di carattere, piena di coraggio”. “Lei veramente fino alla fine quando era stanca, era quasi forse due tre mesi prima di andarsene, correva al centro internazionale di fotografia a fare i workshop per i bambini di Palermo, gratuiti. E lei lì rinasceva, anche se si stancava, tornava piena di sogni, di speranze”. Il sogno "è quello di lasciare i bambini insieme a queste nuove generazioni, che non siano corrotte, che non siano superficiali, ma che veramente possano vivere questa loro vita unica che hanno, con la passione, con la ribellione, fuori dal programma sociale”. Ciò che resta di Letizia è assolutamente attuale, come testimoniato anche da chi l’ha conosciuta:
Lorella Aiosa, Maril Balsamo, Paola Nicita, Rosalba Bellomare e Beatrice Agnello.
“Lei odiava la definizione di fotografa di mafia - ha detto Paola Nicita - Il discorso è: saper guardare le cose e riconoscerle da cosa tu sei. C’erano quattro foto di cronaca. E la quinta ti diceva altro rispetto a quello che vedevi”. "Lei era una fotografa bravissima, meravigliosa, ma neanche lo sapeva" ha detto poi Shobha ai nostri microfoni. "Lei faceva con lo stesso modo quando ti cucinava un buon piatto e aveva quattro amici accanto, lo faceva con la stessa voglia di essere presente. totale. Tu non ti puoi scordare di una persona così, ti puoi scordare di uno che ti passa davanti e sta vicino a te tutta la vita e non dice niente, non si esprime. Lei si esprimeva nel bene e nel male. Noi lo chiamiamo bene e male, ma non è in realtà né bene né male. Era lei".
Cosa rara la semplicità di questi tempi, soffocata da dettagli inutili, retorica e menzogne. Forse è anche per questo che donne come Letizia devono essere ricordate.
Per riavere il senso dell'essenza, della presenza. In un mondo di assenza e di luci senza calore.
Foto © ACFB
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