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Salvini: “Resto determinato”. All’attacco le opposizioni: “Fermate tutto e dirottate le risorse su opere utili

La Corte dei Conti torna a fermare il percorso del Ponte sullo Stretto di Messina. Dopo il primo "No" del 29 ottobre, anche la convenzione tra il ministero delle Infrastrutture e la società Stretto di Messina viene bocciata dai magistrati della sezione di controllo. Una decisione che riapre immediatamente il confronto politico: nella maggioranza, il vicepremier Matteo Salvini ribadisce di sentirsi "determinato" e "fiducioso", sostenendo che "nessuna sorpresa, è l’inevitabile conseguenza del primo stop della Corte dei Conti. I nostri esperti sono già al lavoro per chiarire tutti i punti". Sul fronte opposto, la segretaria del Pd Elly Schlein liquida il progetto come "dannoso, sbagliato e vecchio".
La nuova bocciatura ha l’effetto di bloccare la firma dell’accordo di programma tra Mit, Mef e la concessionaria, impedendo così di trasformare in operatività il piano dell’opera. Dopo il precedente stop, i magistrati contabili si aspettavano che il governo ritirasse la convenzione, ma il documento è stato comunque riproposto. Ne deriva un secondo "No", coerente con quanto già anticipato e fondato – secondo quanto trapela – sulle stesse criticità: un progetto che sembra soprattutto "riproporre" un’opera controversa e non conforme ad alcune prescrizioni europee. Anche l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ammette: "Il mancato visto era prevedibile perché la convenzione è funzionalmente collegata alla delibera di approvazione del progetto definitivo già bocciato". Le motivazioni ufficiali della magistratura dovrebbero arrivare presto e potrebbero essere pubblicate in contemporanea per entrambi gli stop.
In Parlamento il clima resta diviso, ma rispetto alla prima bocciatura i toni della maggioranza appaiono più sobri. L’opposizione, invece, attacca con maggiore durezza, soprattutto dal Movimento 5 Stelle. "Usiamo quei soldi per infrastrutture che servono", afferma Giuseppe Conte. La senatrice Barbara Floridia critica la posizione di Salvini e parla di "protervia del potere" nel voler restare ancorati "all’affare Ponte", sottolineando che "l’interesse della collettività, quello vero, è totalmente opzionale nel governo Meloni". Ancora più duro Pietro Lorefice, che giudica la vicenda una prova di "approssimazione" del ministro, sostenendo che in un contesto ideale il responsabile delle Infrastrutture avrebbe già lasciato il suo incarico. Dai Dem arriva anche l’intervento della capogruppo alla Camera, Chiara Braga, che sui social sintetizza la posizione del partito: "Fermate tutto e dirottate le risorse su opere utili". 

Foto © Imagoeconomica 

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