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Le armi del movimento politico di ispirazione neofascista Ordine Nuovo sarebbero state prese dalla malavita; ma alcune di queste finivano nei depositi Nasco (depositi di armi occulti della Nato durante il periodo della guerra fredda) che erano nella disponibilità dell’ufficiale dell’esercito italiano Amos Spiazzi di Corte Regia, l’uomo che aveva in mano la Gladio al Nord, nonché golpista; fu lui che venne inviato l’8 dicembre 1970 a Sesto San Giovanni, durante il tentato golpe Borghese, per reprimere la resistenza operaia.
A raccontarlo il 14 novembre è stato l’ex ordinovista veronese Mario Bosio davanti alla corte d’assise di Brescia, nell’ambito del processo per la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Negli anni ’70 “facevo parte dell’Ordine Nuovo di Elio Massagrande” – ha detto - fu lui a presentarmi Amos Spiazzi, ha spiegato Bosio al pm Caty Bressanelli: “Io frequentavo Spiazzi perché andavo a fare manutenzione alle armi; essendo appassionato di armi, raccimolavo armi. Raccimolavo armi dalla malavita. E le portavo da Spiazzi, perché Spiazzi aveva delle cisterne, le nascondeva lì, perché in quegli anni là doveva esserci un colpo di Stato che dopo è fallito”.
In un secondo passaggio il teste ha dichiarato che “le armi che prendevo all’origine dovrebbero essere state servite per Ordine Nuovo”, ma invece venivano “dirottate verso Spiazzi”.
Da questo ne derivarono tensioni e conflitti, ha continuato, che sfociarono quando “Roberto Besutti (ex dirigente di ON a Mantova, ndr) me le chiese. Fui io a tradirlo, le avevo dirottate nei depositi di Spiazzi quando invece sarebbero state destinate a Ordine Nuovo. Si arrabbiò e diede fuoco all’auto di mio padre”. Quelle armi non si sa che fine abbiano fatto: “Non so cosa sia successo dopo l’arresto di Spiazzi”, ha detto il teste, specificando di sapere però “dove erano: in Villa Spiazzi, in due posti, e c’erano quelle armi più due o tre mortai”. La figura di Bosio era stata già citata nell’udienza del 3 luglio 2025 da Stefano Russo, altro ex ordinovista. Secondo Russo, Amos Spiazzi era una “figura che io vedevo come collaterale a Ordine Nuovo”:Sono stato a casa sua, assieme a Bosio tra l’altro, a vedere la sua collezione di armi. Con Amos siamo stati un giorno nella caserma di Montorio, mi sembra, e andammo sulle colline di Montorio a sparare con varie armi, e mi ricordo che lui portò queste cassette dei famosi colpi M, che erano i colpi falliti durante le esercitazioni, che poi venivano praticamente eliminati. Poi venivano rimessi nelle armi: 9 su 10 sparavano”. Mario Bosio, aveva raccontato Russo, mi indicò un punto in cui “sarebbe stato un Nasco, una fossa”, in cui c’erano “degli involti di armi protette da grasso per evitare che si potessero arrugginire o guastare, e che sono questi posti dove queste armi vengono nascoste in attesa di poter essere usate” in caso “dell’ipotetica invasione da parte del Patto di Varsavia”. “Ricordo di aver accompagnato più volte Mario anche alla Ftase di Verona, in via Scalzi, una caserma estremamente ampia”. Le presunte riunioni eversive, stando alle indagini, si sarebbero invece svolte a Palazzo Carli, comando Ftase, sempre a Verona, ma in via Roma. Oltre ai golpisti e alla Gladio, c’erano anche i Carabinieri, in quel periodo, che frequentavano gli ordinovisti. 

Pierangelo De Bastiani e la latitanza nel Bresciano

A deporre davanti alla corte è stato anche l’ex ordinovista Pierangelo De Bastiani: mentre era latitante a Peschiera, dopo aver sparato — involontariamente, dice lui — con una pistola ad aria compressa in pieno viso a un militante di sinistra il 3 maggio del 1974, viene raggiunto da “Roberto Zorzi e Nico Venezia”, ritenuto, il secondo, referente di ON a Verona dopo la dipartita di Elio Massagrande.
A quel punto proprio l’imputato avrebbe chiamato “un suo conoscente a Mantova”, l’avvocato Roberto Vassalle, che manda i ragazzi “a Brescia, dall’ingegner Ezio Tartaglia” (entrambi furono coinvolti nelle indagini sul Mar di Fumagalli, ndr). E “lì restammo tutti e tre qualche giorno, fino alla notte dell’8”. De Bastiani, Zorzi e Nico, quindi, che nel frattempo a Verona gli recuperano vestiti e soldi. Poi tornano a Brescia, escono, “non so per andare dove o incontrare chi”. Dopo varie vicissitudini il teste ha raccontato di essere tornato a casa nel luglio 1974 “e non ho più frequentato Ordine Nuovo”. Della strage bresciana ha detto di aver appreso “dai giornali” e di non avere parlato con gli amici di un tempo. 

Prossima udienza: 2 dicembre 2025, ore 10,30. 

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