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Una delle funzioni più importanti di un presidente della Commissione Parlamentare Antimafia è, a mio giudizio, la supervisione e il monitoraggio del fenomeno mafioso, con indagini approfondite sui legami tra mafia, politica, economia e finanza, nonché con accertamenti e valutazioni sulla natura e sulle caratteristiche dei mutamenti e delle trasformazioni della criminalità organizzata e di tutte le sue connessioni, comprese quelle con le istituzioni. La Commissione conduce le sue indagini e le sue inchieste con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell'autorità giudiziaria. Ciò premesso, ritengo che la nomina di Chiara Colosimo, come Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, risulti inopportuna rispetto alle caratteristiche di imparzialità e di autonomia che tale ruolo deve incarnare. L'inopportunità dell’incarico che le è stato conferito trova fondamento in due questioni in particolare: nel suo rapporto - a suo dire interrotto nel tempo - con lo zio Paolo Colosimo, condannato per aver fatto da tramite tra il faccendiere di estrema destra Gennaro Mokbel e la 'ndrangheta e nella sua probabile amicizia con Luigi Ciavardini, condannato in via definitiva come esecutore materiale della strage di Bologna del 1980 e con il quale è ritratta sorridente e con le mani intrecciate alle sue. Queste relazioni familiari e personali sono inopportune e mettono seriamente in discussione la credibilità di un presidente di Commissione Antimafia, ruolo che incarna, a livello nazionale, il simbolo della lotta contro ogni forma di criminalità. In sostanza, è come se un giudice avesse un parente condannato per rapporti con la mafia e si facesse ritrarre in una foto sorridente, ad esempio, con Renato Curcio, questa parentela e questa foto, pur non impedendogli di svolgere la sua funzione, sicuramente limiterebbero la sua possibilità di occuparsi di processi di mafia o terrorismo. Il legame parentale o amicale, nel caso della Colosimo, non costituisce certamente un fatto penalmente rilevante, poiché da tale condotta non scaturisce una cointeressenza in rapporti illegali, tuttavia, crea un problema di opportunità allo svolgimento del suo ruolo, che deve apparire imparziale, indipendente e autonomo. È essenziale che chi ricopra cariche di tale responsabilità mantenga un'immagine e una condotta che non lascino spazi a dubbi o sospetti, al fine di preservare la fiducia dell'opinione pubblica e garantire l’integrità delle istituzioni.  

Foto © Imagoeconomica 

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