Ripartiamo dall’inizio.
Dopo l’attentato al giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci (16 ottobre) è partita la campagna dell’ipocrisia: una serie di proclami di solidarietà da parte del mondo politico più falsi dei soldi del monopoli.
Ranucci, da sempre, indica alla politica che una delle leggi di cui si ha maggiore necessità è quella sulle querele temerarie: cioè occorre proteggere il giornalista che fa il suo lavoro da inutili e costosi processi voluti dai potenti (imprenditori, politici e via elencando) con il solo scopo di impaurirlo.
La legge è rimasta lettera morta e con l’attentato del mese scorso non è cambiato granché.
Il governo di Giorgia Meloni ha - almeno all’apparenza - voluto copiare una regola europea contro le querele temerarie, chiamate Slapp (Strategic Lawsuits Against Public Participation). Tuttavia l’unica cosa chiara per ora è che tale disposizione varrà solo per liti tra paesi diversi e non solo per quelle all’interno del territorio italiano.
Alcuni dicono che la regola europea vale anche per liti italiane, altri no. Tale impasse potrebbe trasformarsi presto nell’ennesimo buco nero della legge che serve a tutelare il lavoro dei giornalisti.
La settimana prima, il governo aveva detto "no" a due idee proposte dal PD e del M5S a prima firma Piero De Luca e del M5S di Federico Cafiero de Raho che chiedevano al governo di approvare entro sei mesi un provvedimento per recepire la direttiva sulle querele temerarie.
La legge intesa dalle opposizioni era strutturata nel seguente modo: chi fa una querela temeraria dovrà pagare almeno 10.000 euro alla persona denunciata, e chi denuncia dovrà lasciare i soldi in anticipo (come una "caparra") per avviare la causa. Il governo invece aveva preso tempo e, dopo le polemiche delle opposizioni, ha deciso di fare un passo indietro presentando un emendamento sulla questione.
Le opposizioni, dopo la presentazione dell’emendamento, protestano: “Il governo è stato costretto a presentare un emendamento per recepire la direttiva europea anti-Slapp. Tuttavia, si tratta di una clamorosa presa in giro – ha detto Piero De Luca – Anzitutto, il testo invita a circoscrivere l’ambito di applicazione alle sole fattispecie transfrontaliere, escludendo quindi le liti di carattere puramente nazionale proprio in un Paese guidato da un governo delle querele temerarie, in cui troppi ministri denunciano o minacciano querele strumentali contro giornalisti e oppositori. Inoltre, il Governo chiede una delega in bianco nel merito al Parlamento: una scelta inaccettabile. Presenteremo un nostro specifico emendamento per recepire pienamente la direttiva e per definire con chiarezza i criteri e le modalità di attuazione delle tutele per i giornalisti, perché non intendiamo avallare un finto recepimento solo di facciata”.
Foto © Imagoeconomica
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