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L’ex vice capo della Polizia riapre i sospetti sulla banda della Magliana, mentre restano le ombre sul volo segreto da Ciampino 

Durante una recente audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta su Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, l’ex vice capo della Polizia Nicolò Marcello D’Angelo ha pronunciato parole che riaccendono i riflettori su uno dei nomi più controversi del caso: Enrico De Pedis, storico boss della banda della Magliana. D’Angelo, pur precisando di non avere prove concrete, ha dichiarato di ritenere “molto probabile” che De Pedis sia stato coinvolto nel sequestro della giovane cittadina vaticana, scomparsa a Roma il 22 giugno 1983. Davanti ai membri della Commissione, D’Angelo - che all’epoca dei fatti era un funzionario della squadra mobile di Roma e conosceva bene le dinamiche criminali della capitale - ha tracciato un quadro dettagliato della struttura della banda della Magliana, definendola “un’agenzia del crimine” divisa in due gruppi principali: quello della Magliana e quello di Testaccio, più influente e legato agli ambienti ecclesiastici e finanziari d’Oltretevere. “I rapporti con il Vaticano erano abbastanza stretti - ha detto D’Angelo - e non escludo che De Pedis possa essere stato interessato, in particolare attraverso Marcinkus”, il potente presidente dello IOR negli anni Ottanta, già finito al centro di altri scandali che travolsero il Vaticano, come quello del Banco Ambrosiano.
Dichiarazioni, quelle di D’Angelo, che sembrano trovare eco in quelle dell’ex vice questore Giovanna Petrocca, che tra il 2007 e il 2009 seguì la seconda inchiesta sul caso Orlandi. Fu lei a raccogliere la testimonianza di Sabrina Minardi, ex compagna di De Pedis, la quale raccontò di aver partecipato al rapimento della ragazza. Secondo la Minardi, su ordine del boss avrebbe aiutato a trasferire Emanuela da una macchina all’altra e poi da un punto all’altro della città, fino a consegnarla - in una strada romana chiamata “via delle mille curve” - a un sacerdote che la attendeva a bordo di una Mercedes scura. 
A rafforzare il sospetto che la figura di De Pedis abbia avuto un ruolo preciso nella scomparsa della cittadina vaticana è anche la testimonianza dell’ex procuratore Giancarlo Capaldo, titolare della seconda inchiesta. Secondo Capaldo, De Pedis avrebbe avuto l’incarico di organizzare materialmente il sequestro e il successivo trasferimento della ragazza, senza però conoscere i veri mandanti o le finalità del rapimento. Un esecutore, dunque, ma anche un intermediario all’interno di una vicenda molto più ampia e oscura, dove si intrecciano poteri e interessi che vanno ben oltre la criminalità locale. 


La pista londinese e il volo misterioso del 1983

Che la scomparsa di Emanuela Orlandi avesse contorni torbidi, tipici dei casi in cui entrano in gioco poteri occulti, trova riscontro anche in un’altra testimonianza riportata da Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, che da oltre quarant’anni continua a lottare per ottenere verità e giustizia. Durante un’intervista a Verissimo, Orlandi ha spiegato che Giuseppe Dioguardi, ex maresciallo dell’Aeronautica, sarebbe stato testimone di “un fatto accaduto nell’agosto del 1983, due mesi dopo la scomparsa di Emanuela”. 
Secondo il suo racconto, Dioguardi - allora in servizio presso la segreteria del ministro della Difesa Giovanni Spadolini - avrebbe ricevuto la visita del cardinale Silvano Piovanelli, che sollecitava un volo riservato richiesto dal Vaticano. Si trattava di un aereo CAI, utilizzato per operazioni coperte dai servizi segreti, destinato a trasportare solo quattro persone: due uomini e due donne. Il decollo, notturno e riservato, sarebbe avvenuto proprio nell’agosto 1983 dall’aeroporto di Ciampino. 
Un’ipotesi che troverebbe un’ulteriore conferma in una lettera ricevuta tempo fa da Pietro Orlandi, secondo la quale la ragazza sarebbe stata condotta a Londra. A questo si aggiunge un dettaglio riferito dallo stesso Dioguardi: una battuta pronunciata allora da un ufficiale del SISMI – “Con questa storia della Orlandi, adesso ci chiedono anche i voli” – che, se verificata, collegherebbe direttamente la scomparsa di Emanuela ai vertici dei servizi segreti e, forse, alla struttura stessa dello Stato italiano. 

Foto © Imagoeconomica 

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