“Chi aveva così tanta paura di poche, invisibili cellule di pelle? Chi, nel 1980, o nel 1990, aveva il potere di far sparire una prova e la preveggenza di sapere perché andava fatto?”.
Questo perché il depistaggio “non è quasi mai frutto di incompetenza. È un’opera di intelligenza. È un disegno. È una regia occulta che opera dentro lo Stato per proteggere i nemici dello Stato”.
La sparizione del guanto di pelle rinvenuto nell’auto dei killer del presidente della regione siciliana Piersanti Mattarella tiene ancora banco sulle cronache nazionali. A parlarne è stato anche il criminologo forense Federico Carbone in un articolo pubblicato su Dark Side.
Le ultime novità sono note: la procura di Palermo ha chiesto e ottenuto l’arresto di Filippo Piritore, ex prefetto e membro della squadra mobile di Palermo per presunto depistaggio. Sarebbe lui, secondo i magistrati, uno degli ipotetici responsabili della sparizione di un elemento importantissimo per le indagini. Tuttavia occorre analizzare le indagini dell’epoca non con gli occhi del presente, ma con quelli del passato.
Per il criminologo “agli occhi di un investigatore dell’epoca, e soprattutto agli occhi di chi doveva coprire le tracce, il guanto era un fastidio, non una minaccia. Un reperto ‘sporco’, ambiguo. Farlo sparire era “buona amministrazione” per chi orchestrava un depistaggio. Era facile. Bastava un cassetto dimenticato, una relazione di servizio ambigua, un passaggio di mano mai verbalizzato”.
Quindi fu un’azione preventiva, atta ad occultare un reperto che aveva molto da dire. Solo che non si avevano gli strumenti per ascoltarlo.
“Quando quel guanto fu repertato sulla Fiat 127, la scienza forense, per come la intendiamo oggi, semplicemente non esisteva. Era una disciplina artigianale, basata sull’intuito e su poche, rudimentali certezze. Se Filippo Piritore, l’uomo oggi accusato di averlo fatto sparire, o chi per lui, avesse dovuto giustificare la “poca importanza” dell’oggetto, avrebbe avuto gioco facile. Sarebbe stato credibile”, scrive il criminologo.
Cosa accadrebbe oggi se il guanto venisse ritrovato?
“Succederebbe che il caso Mattarella, per la parte degli esecutori materiali, si chiuderebbe in poche settimane".
Difatti, come scrive Carbone, “Basterebbe la polvere. Basterebbe il “Touch DNA” (DNA da contatto), e le tecniche di analisi LCN (Low Copy Number)”.
Se ritrovato “quel guanto marrone dimenticato in un armadio reperti (o già distrutto?)” diventerebbe uno scrigno che, attraverso le moderne tecniche descritte da Carbone, rivelerebbe molto: “il sudore che prima serviva solo per il gruppo sanguigno ora è una miniera di cellule. Le cellule epiteliali di sfaldamento, la forfora, un capello impigliato all’interno… tutto ciò che prima era invisibile e inutile, ora diventa la potenziale firma inequivocabile dell’assassino. È qui che dobbiamo tornare a quella frase. Quella frase intercettata nel 2024, agghiacciante nella sua precisione. È Filippo Piritore che parla con la moglie, agitato dopo essere stato convocato dai PM: "Dico saranno sparite negli anni ’90 perché prima nell’80 servivano da solo… non potevano servire solo per le impronte digitali, e dopo è venuto il Dna… Quindi sono sparite da… se sono state occultate negli anni ’90, quando si è scoperto il Dna’”.
“Dal punto di vista criminologico – ha spiegato - e dell’analisi del linguaggio, questa non è la divagazione confusa di un anziano. Questa potrebbe essere una confessione di consapevolezza. Piritore, o chi per lui, dimostra di conoscere perfettamente il valore mutevole del reperto. Sta dicendo ai magistrati, e a noi: “Non cercatelo, è inutile, è sparito proprio allora”. Sembrerebbe quasi voler collere il movente della sparizione (l’avvento del DNA) al tempismo (gli anni ’90)”.
Per ora, naturalmente, è ancora tutta un’ipotesi dei pubblici ministeri. È certo che il guanto è sparito. Ma accertare chi sia stato e perché è tutta un’altra storia.
Fonte: darksideitalia.it
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