Ieri in Senato il capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri, ha dato vita “all’ennesima dimostrazione di plateale superficialità o, peggio, di mancanza di buonafede” quando si tratta di affrontare la ricostruzione della Strage di via d’Amelio e della riunione del 14 luglio alla procura di Palermo sull’indagine “Mafia-appalti”. È quanto denunciano i componenti M5S della commissione Antimafia in una nota.
Gasparri, mostrando in aula l’audizione resa al Csm nel 1992 dall’attuale procuratore di Caltanissetta, dottor De Luca, ha sostenuto di aver appurato che il senatore Roberto Scarpinato, ospite il giorno precedente a una trasmissione televisiva di Massimo Giletti, avrebbe fatto affermazioni non fondate in merito a quell’audizione.
“Incredibile come Gasparri riesca a mentire senza vergogna”, attaccano i pentastellati. “Se veramente l’avesse letta, avrebbe appreso che il procuratore De Luca al Csm disse testualmente che nella riunione si parlò diffusamente di ‘mafia-appalti’ in un clima di ‘massima linearità e di compattezza’, senza ‘alcuna polemica su queste indagini’. Aggiunse anche che Borsellino ‘non chiese chiarimenti’. È esattamente quello che Scarpinato ha riferito in tv sul contenuto della testimonianza di De Luca al Csm”.
Secondo i parlamentari M5S, l’audizione di De Luca trova riscontro anche in quella del magistrato Patronaggio che, davanti alla commissione Antimafia nel 2023, ha confermato che in quella riunione alla presenza di Borsellino si parlò dell’archiviazione di un filone dell’indagine “Mafia-appalti”, poi riaperto pochi mesi dopo, e che “si sentiva di escludere che Borsellino in quella sede tentò di fermare quella parziale archiviazione”. Informazioni simili sono state fornite anche dal magistrato Gioacchino Natoli, anch’egli presente all’incontro.
“Queste testimonianze smontano uno dei tanti punti fallati in partenza su cui si basa l’operazione temeraria e gravemente irresponsabile in cui è impegnata la maggioranza di Gasparri, insieme ad altri personaggi”, sottolineano ancora Ascari, Bilotti, Gubitosa e Nave. “Si vuole raccontare agli italiani che Borsellino fu ucciso solo dalla mafia a causa di un’indagine sugli appalti, nascondendo invece le enormi ombre: i depistaggi prolungati nel tempo, la partecipazione alla Strage di soggetti esterni alla mafia, fatti incompatibili con la tesi mafia-appalti, che portano a piste ben più fondate e inquietanti e che noi abbiamo raccolto in una relazione del tutto ignorata in commissione Antimafia”.
“Ecco il punto politico e istituzionale in gioco in questi anni: la maggioranza sposta l’attenzione sul dito, cioè su dettagli documentali manipolati ad arte per affermare una verità farlocca, per distoglierla dalla luna, cioè le verità indicibili su cui si evita qualsiasi approfondimento”.
Foto © Imagoeconomica
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