Sulla separazione delle carriere: “Il vero obiettivo è porre il pm sotto il controllo dell’esecutivo”
È stato un intervento ricco, come sempre, quello del procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, ospite durante la trasmissione diMartedì, in onda su La7. ““Vediamo sempre di più come una certa politica e certi centri di potere vadano a braccetto con una certa mafia. La mafia - ha detto Gratteri durante il suo intervento - si è modificata. Non c’è più una cesura netta tra uno ’ndranghetista, un camorrista e la politica, il potere o la massoneria deviata. Spesso vediamo un grande abbraccio. Ed è proprio lì che io devo poter lavorare: anche nei reati non di mafia”. Entrando più nel dettaglio, questa volta all’interno del sistema giustizia, le parole di Gratteri continuano a suscitare interesse. Da sempre nettamente contrario alla separazione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri, il procuratore capo di Napoli ha ribadito, ancora una volta, come questo tipo di riforma rischi di peggiorare, e non di poco, l’intero sistema. “Penso che chi oggi fa il procuratore e prima il giudice, e viceversa, sia più capace. Questo perché sa cosa serve per arrivare alla prova finale”. Invece della separazione delle carriere fra giudici e pm, una scelta molto più sensata potrebbe essere: “fare l’esatto opposto, dare maggiori possibilità di cambiare ruoli e funzioni”. A questo va aggiunto che il passaggio di magistrati da giudice a pm, o viceversa, è già oggi molto raro, “circa lo 0,2%”: una circostanza che non giustifica una revisione costituzionale su larga scala. Insomma, “fare un referendum per un 0,2%, non le puzza?” si chiede - e chiede - Gratteri, durante il suo intervento a diMartedì con il giornalista Giovanni Floris. Oltretutto, “il passaggio successivo, come in tutti i paesi in cui vige la separazione delle carriere - ha sottolineato il magistrato - sarà quello di porre sotto l’esecutivo, quindi sotto al ministro della Giustizia, il pubblico ministero”. Così, nei prossimi anni, assisteremo a scene come “il ministro che dirà quali dovranno essere le priorità” di cui il pm, soggetto a forti pressioni politiche, si dovrà occupare.
Il procuratore Gratteri ha voluto ribadire ancora una volta le sue preoccupazioni riguardo alla riforma delle intercettazioni: un vero indebolimento delle indagini, anche quelle che riguardano mafia e corruzione. “Da tempo il ministro Nordio ha parlato del costo delle intercettazioni, e da tempo io più volte ho spiegato, attraverso degli esempi, che con le intercettazioni, in realtà, lo Stato ci guadagna”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio “ha parlato anche di intercettazioni a strascico, ma questo non esiste - ha proseguito Gratteri - sono delle frasi ‘ad colorandum’ che i penalisti raccontano nel corso delle loro arringhe”. E aggiunge: “Perché raccontarle, dunque? Per condizionare l’opinione pubblica e arrivare a questa riforma che ci impedisce di lavorare”. Insomma, l’obiettivo principale di questa riforma non può essere altro che quello di “tutelare il potere”.
Altro aspetto che Gratteri ha portato all’attenzione del pubblico di La7 è l’utilità, ammesso che ci sia, del divieto di pubblicare integralmente gli atti giudiziari, limitandosi a stralci. “Non ha una logica”: il divieto rischia infatti di indebolire l’informazione senza rafforzare in alcun modo le garanzie. “Dalla Cartabia a oggi - ha precisato ironicamente Gratteri - io sto vivendo gli ultimi anni di riforme come se fossi un atleta che si prepara al salto con l’asta. Da quattro anni a questa parte vedo ogni tre mesi delle modifiche alle riforme che non servono assolutamente a nulla, rispetto alle risposte di giustizia che bisogna dare”. E, tanto per non uscire da riforme gravi che generano effetti altrettanto gravi, Nicola Gratteri ha ribadito ancora una volta come quest’altro punto della riforma Nordio sia pericoloso e controproducente: “Il gip deve avvertire uno spacciatore che c’è una richiesta di custodia cautelare a suo carico. Poi gli concede cinque giorni prima di poterlo interrogare. Quindi - sottolinea - se lo spacciatore viene arrestato, a casa sua non troveremo né il bilancino, né la droga, né le bustine. Ma c’è una cosa ancora più grave - conclude - ed è quella che lo spacciatore ha il diritto di andare in tribunale per visionare il fascicolo, dove vedrà anche il nome di chi lo ha denunciato. E poi invitiamo le persone a denunciare, a collaborare e ad avere fiducia nella giustizia e nella magistratura?”.
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