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Le mafie stanno evolvendo, adattandosi abilmente ai contorni mutevoli della società digitale. A offrirci uno sguardo approfondito su questo preoccupante fenomeno, è Vincenzo Musacchio, criminologo, intervistato di recente dalla televisione svizzera RSI. Durante l'intervento, Musacchio ha rilevato come i delitti informatici siano emersi tra i cosiddetti "reati spia". Segnali questi che indicano l'infiltrazione delle organizzazioni criminali nel tessuto economico globale. Secondo l’esperto, la criminalità organizzata è diventata sempre più invisibile. Non opera più solo con metodi fisici, ma si muove nel cyberspazio, un terreno fertile che garantisce anonimato e profitti elevati. L’evoluzione del crimine digitale è tale che oggi “ci sono sempre meno delitti nel mondo reale e sempre più reati commessi online”, osserva Musacchio. Ecco perché ritiene fondamentale approfondire il ruolo delle mafie nell’economia digitale. Per farlo, sarà necessario aggiornare la classificazione dei reati spia includendo anche quelli perpetrabili in rete: corruzione, frodi societarie, usura, estorsioni, riciclaggio, intestazioni fittizie e turbative negli appalti o nei sistemi di aiuti economici. Perché il cyberspazio è così appetibile alle mafie? Musacchio lo spiega chiaramente: queste organizzazioni hanno enormi risorse economiche, spesso derivanti dal traffico di droga, che possono facilmente sfruttare online. Il web consente loro di agire nell’ombra e di moltiplicare i guadagni rispetto alle operazioni tradizionali. Non sorprende quindi che nuovi ambienti come il dark web e il deep web siano diventati veri e propri epicentri per i traffici più marcati. Droga, armi, esseri umani e persino organi: tutto è ormai contrattato in spazi digitali difficili da monitorare. I dati non mentono. Gli ingenti sequestri di cocaina effettuati grazie alla sorveglianza delle transazioni in criptovalute sono una chiara dimostrazione dell’attività criminale in rete. Questi territori digitali rappresentano la nuova frontiera delle mafie e quella su cui continueranno a operare nei prossimi anni. Proprio per questo motivo è cruciale adottare protocolli di cooperazione internazionale che siano in grado di fronteggiare tale diffusione digitale, coinvolgendo sia le istituzioni pubbliche sia il settore privato. Musacchio fa un importante appello: è necessario monitorare le varie forme di monopolio presenti online e investigare anche su eventuali collegamenti con le mafie. Ogni input può essere prezioso per disegnare la mappa di questa criminalità invisibile ma incredibilmente potente. Ci troviamo davanti a un salto qualitativo delle nuove mafie, sostiene il criminologo, ed è essenziale che le indagini si evolvano con la stessa rapidità. Adattarsi alle metamorfosi costanti della criminalità organizzata significa anticipare le mosse di chi sfrutta la rete non solo per nascondersi ma anche per prosperare. Il futuro della lotta alle mafie si gioca proprio qui: tra bit e algoritmi, dove il crimine non sembra avere confini.

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