Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

L’intervista per Repubblica: “Cosa nostra cerca ancora spazio nell’economia: trenta interdittive nei primi mesi dell’anno”

Continua a vivere a Palermo il ricordo di Carlo Alberto dalla Chiesa, come un monito, come una bussola. A ricordarlo, ai microfoni di Repubblica, è il prefetto di Palermo Massimo Mariani, che ha evocato una frase del generale, assassinato il 3 settembre del 1982: “Gran parte dei privilegi mafiosi, certamente pagati dai cittadini, non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla mafia”. Parole che, a quarantatré anni dalla strage di via Carini, restano drammaticamente attuali.

Mariani, che allora era soltanto un giovane studente universitario, conserva nitida la sensazione di sgomento di quella sera. “Quel sacrificio deve essere di monito per tutte le istituzioni, perché ciascuno faccia la propria parte, per garantire i diritti dei cittadini e ridurre gli spazi a qualunque forma di illegalità”. Il presente, però, porta con sé nuove emergenze. Gli ultimi tavoli di confronto hanno riguardato i cantieri dell’autostrada, che rischiavano di paralizzare la mobilità. “Con un forte impegno della prefettura, in raccordo con la Regione, siamo riusciti a superare le difficoltà”, ha spiegato Mariani. Ma accanto ai grandi nodi, ogni giorno arrivano lettere di cittadini che chiedono aiuto per i problemi più concreti: “Carenza d’acqua, rifiuti abbandonati, buche nelle strade, illuminazione pubblica. Riceviamo istanze continue, segno che il bisogno di risposte è forte”.


dallachiesa carlo alberto da repubblica palermo


Sul fronte della sicurezza, il prefetto ribadisce come la lotta alla mafia resti prioritaria: “Qualsiasi possibilità di sviluppo non può prescindere da un’adeguata cornice di sicurezza”. Ricorda l’operazione “Grande inverno”, coordinata dalla Dda, insieme ad altre inchieste che hanno frenato i tentativi di riorganizzazione di Cosa nostra. “Persino gli anziani mafiosi, una volta tornati liberi, cercano di riprendere la loro influenza”.

La lotta allo spaccio resta un altro punto fermo, anche se Mariani mette in guardia: “Il tema della droga è centrale. Nel primo semestre abbiamo segnalato 761 assuntori di sostanze stupefacenti. Il rischio è che il diffondersi della droga alimenti nuova violenza”. Per questo, sottolinea, accanto alla repressione sono indispensabili percorsi sociali che possano sottrarre i ragazzi alla criminalità organizzata.

Infine, c’è la questione economica. La mafia continua a puntare sul tessuto produttivo, cercando varchi per infiltrarsi negli appalti e negli investimenti. “Nei primi mesi di quest’anno abbiamo emesso 30 interdittive e sette misure di prevenzione collaborative. Altri provvedimenti sono in corso - ha precisato Mariani -. Segno del persistente interesse delle organizzazioni a infiltrarsi nelle attività economiche. Il nostro compito è contrastare questi tentativi e non abbasseremo la guardia”.

ARTICOLI CORRELATI

Carlo Alberto dalla Chiesa: ucciso dallo Stato-Mafia e dalle ‘menti raffinatissime’
di Giorgio Bongiovanni

Lo Stato dica finalmente chi uccise Carlo Alberto dalla Chiesa
Di Saverio Lodato 

Nando dalla Chiesa: ''Mio padre ucciso per salvare equilibri nazionali della DC di Andreotti'
  

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos