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L’analisi del responsabile della Dia di Firenze: “Il porto di Livorno è l’ingresso privilegiato per i carichi di droga”

La Toscana è una regione a forte vocazione turistica e culturale, con un indotto legato ai beni di lusso, che è sicuramente attrattiva per le consorterie criminali italiane e straniere, non solo per inserirsi in quei settori ma per tutte le possibili forme di riciclaggio”. A dirlo è il colonnello Alfonso Pannone, responsabile del centro operativo della Dia di Firenze, che attraverso i microfoni di Repubblica ha spiegato i motivi che hanno portato un territorio ricco e pieno di risorse, anche culturali, come quello toscano, al centro delle attenzioni mafiose, e non solo di quelle italiane. A renderla così appetibile, anche agli occhi della criminalità organizzata oltre che dei turisti, è soprattutto la sua immagine: una regione culturalmente vivace, a forte vocazione turistica, legata al mondo del lusso e con un tessuto economico che offre occasioni ideali per far confluire e ripulire capitali di provenienza illecita.

La presenza mafiosa incide sull’economia, sia in termini di accaparramento di ricchezza - ha precisato il colonnello Pannone - sia in termini di libera concorrenza. Le imprese mafiose operano con il principale scopo di riciclare e per questo non devono chiudere bilanci in attivo, ma cercano di ripulire patrimoni illeciti; pertanto, possono praticare prezzi e tariffe inferiori a quelli delle altre imprese, ottenendo di fatto un vero e proprio monopolio nel settore in cui sono inserite e così mettendo in seria difficoltà l’imprenditoria sana del territorio”.

Secondo Pannone, come già osservato da altri addetti ai lavori, la criminalità organizzata in Toscana non ripropone i modelli tipici delle regioni d’origine, come il controllo militare del territorio, le estorsioni o l’imposizione del pizzo. “Le organizzazioni criminali hanno un approccio diverso da quello che utilizzano nei territori d’origine. Mi riferisco in particolare alla necessità per le mafie di esercitare un controllo di tipo militare del territorio, con l’imposizione del pizzo e la gestione di tutte le attività illecite. Necessità che in Toscana non trova riscontro: se da un lato, qui, non troverebbero una popolazione ‘abituata’ a queste forme di controllo, dall’altro, considerando questa regione un territorio molto appetibile, finalizzano il loro approccio ad accaparrarsi gli affari e a riciclare i proventi illeciti in modo meno visibile”. Una circostanza talmente vantaggiosa da riuscire persino a unire gli interessi di mafie diverse, che collaborano tra loro senza troppe difficoltà. Tutto nel nome del profitto. Facile, dunque, superare persino le vecchie rivalità che un tempo non avrebbero nemmeno permesso alleanze simili.

Entrando più nel dettaglio, le indagini in Toscana hanno più volte evidenziato la presenza della ‘Ndrangheta e della Camorra, sicuramente più marcata rispetto a quella di Cosa Nostra e della Sacra Corona Unita. I settori più appetibili restano quelli dell’edilizia, della droga e degli appalti. Anche se, come ha chiarito Pannone, “non può escludersi un interessamento in altri ambiti che portino guadagni e diano possibilità di riciclare proventi. Esistono interessi concreti anche riguardo la ristorazione e il settore alberghiero”.

Come già sottolineato più volte in passato, anche dal procuratore capo di Prato Luca Tescaroli, che ha richiamato l’attenzione sulla presenza radicata e silenziosa della mafia cinese soprattutto nel pratese, anche Pannone conferma che accanto alle mafie italiane si stanno affermando sempre più anche quelle straniere. “In particolare di origine cinese, balcanica e africana, che operano in modo simile alle mafie nostrane e con queste talvolta hanno forme di collaborazione in settori come il traffico di stupefacenti e la ristorazione”. E aggiunge: “La criminalità organizzata cinese, interessata al mondo della contraffazione, specialmente nel tessile, è concentrata soprattutto nell’area che abbraccia le province di Firenze, Prato e Pistoia. La criminalità organizzata albanese si occupa prevalentemente del traffico di cocaina ed eroina, anche internazionale. In tal senso il porto di Livorno è, ormai da anni, un importante hub di estremo interesse per l’ingresso in Italia di rilevanti carichi di stupefacenti. Quanto alle organizzazioni del nord e del centro Africa - ha aggiunto Pannone - sono dedite in particolare allo sfruttamento della prostituzione, alla vendita al dettaglio di merce contraffatta nei centri delle principali città a vocazione turistica e al narcotraffico, in particolare nello spaccio di piazza”.

Immagine tratta da TG24 Info

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