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Sfruttare, adescare, abusare di bambini e bambine: un fenomeno in rapida crescita che si sta digitalizzando con l'avvento dell'intelligenza artificiale e altri fattori come l'instabilità economica, i conflitti armati, le migrazioni forzate, i disastri ambientali e l'acuirsi delle disuguaglianze economico-sociali.
Secondo il dossier "Piccoli Schiavi Invisibili" di Save the Children, diffuso come ogni anno in occasione della Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani, che si celebra il 30 luglio, nel mondo 1 persona su 4 in condizione di sfruttamento o schiavitù moderna è minorenne, pari a 12,3 milioni. La maggior parte, circa 9 milioni, è coinvolta in matrimoni forzati, mentre i restanti 3,2 milioni sono divisi in sfruttamento sessuale (1,6 milioni), sfruttamento lavorativo o in attività illecite (1,3 milioni) e lavori forzati imposti dalle autorità statali (320.000).
Per quanto riguarda la tratta, nel 2022 è minore più di una vittima su 3 (il 38% del totale delle 68.836 persone coinvolte per cui è stata rilevata l'età, cioè oltre 26mila bambini e adolescenti). E' senz'altro una sottostima, ma in ogni caso il numero di minori identificati come vittime di tratta è aumentato del 31% rispetto al 2019, evidenziando una crescita significativa nella rilevazione del fenomeno minorile a livello globale.
In Italia, la tratta e lo sfruttamento dei minori rappresentano una realtà sommersa, che coinvolge sia flussi migratori internazionali - il Paese si conferma crocevia di transito e destinazione di minori vittime di tratta - sia contesti interni di vulnerabilità sociale. Le vittime sono spesso coinvolte in forme multiple di sfruttamento: sessuale, lavorativo, forzato in ambito domestico, fino al coinvolgimento in attività criminali forzate o accattonaggio coatto.
"Ogni anno milioni di bambine, bambini e adolescenti vengono coinvolti in forme diverse di abuso: dallo sfruttamento sessuale e lavorativo, all'accattonaggio forzato, dallo sfruttamento domestico fino al coinvolgimento in attività criminali. Le reti criminali hanno saputo velocemente intercettare la fascinazione dei più piccoli per le tecnologie digitali e le debolezze della rete di protezione on-line dove poter insinuarsi per adescare e sfruttare i minorenni senza neanche doverli necessariamente incontrare, tanto che la maggioranza delle vittime con meno di 18 anni in Europa è di cittadinanza europea e molto spesso lo sfruttamento è avvenuto nel Paese di appartenenza" sottolinea Antonella Inverno, responsabile Ricerca e Analisi di Save the Children. "Lo sfruttamento sessuale online dei minori comprende tutte le forme di manipolazione psicologica e abuso sessuale che avvengono tramite strumenti digitali e piattaforme online. L'e-trafficking oggi si muove su due binari intrecciati. Da un lato, le tecnologie digitali potenziano le forme tradizionali di tratta, rendendo più rapide e invisibili attività come il reclutamento o il trasporto delle vittime. Dall'altro, emergono modalità di sfruttamento nate e sviluppate interamente online, dove l'abuso avviene a distanza, attraverso live-streaming e/o con la creazione e distribuzione di materiale di abuso sessuale online, anche tramite intelligenza artificiale. Queste due dimensioni non sono più distinte. Le reti criminali operano in modo fluido, combinando strumenti digitali e interazioni fisiche. Lo sfruttamento online e offline si alimentano a vicenda, rendendo più difficile l'intervento delle autorità. Nel caso dei minori, la componente digitale è ormai presente: lo sfruttamento può iniziare online e sfociare in incontri fisici, oppure restare confinato al web, con contenuti prodotti su richiesta. A volte, il percorso è inverso: da un contatto fisico si passa al controllo digitale, attraverso il ricatto che può basarsi anche sull'uso di immagini intime" afferma Chiara Curto Pelle, coordinatrice programma tratta e sfruttamento sessuale di Save the Children.

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