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Il fondatore di Libera in Liguria: “La mafia si rigenera, ma anche il cambiamento è possibile. Tocca a noi” 

Perché, in Italia, da oltre 170 anni continuiamo a parlare di mafia nonostante l'impegno e il sacrificio? Perché non basta tagliare la mala erba in superficie: dobbiamo estirpare il male alla radice, e farlo è un grande impegno culturale, educativo e di politica sociale. Ci deve essere l'impegno delle istituzioni e dei cittadini responsabili”. A dirlo è don Luigi Ciotti, fondatore dell'associazione Libera, durante l'incontro che si è svolto ieri a Bordighera, in provincia di Imperia, in occasione della presentazione di due immobili confiscati alla mafia, situati in via Cornice dei Due Golfi. Case un tempo appartenenti a famiglie mafiose, che oggi godono di nuova vita. “Queste ville - ha spiegato don Ciotti - sono un risultato importante, ottenuto da tutti noi, da quanti, anni fa, hanno raccolto milioni di firme per la confisca e l’uso sociale. Tutto questo è frutto di un percorso, di una legge che è passata in extremis, ma che ha ancora bisogno di uno scatto in più nel nostro Paese. Sono molti i beni confiscati che sono stati restituiti alla collettività. Questa proprietà, un tempo in mano ai mafiosi, oggi è diventata un luogo di speranza”. Non è mancato un appello diretto alla politica, con cui il fondatore di Libera ha ribadito, ancora una volta, quanto sia importante dimostrare e attuare un impegno maggiore, che non si limiti soltanto alle operazioni di contrasto alla criminalità organizzata, ma che sappia andare oltre, fino a toccare la coscienza collettiva, passando attraverso il lavoro educativo e sociale. Un obiettivo da raggiungere quanto prima, se si considera - come ha precisato don Ciotti - che le mafie godono di una grande capacità di adattamento e rigenerazione. Proprio su questo punto, il noto attivista ha sottolineato: “Tocca a noi fare la nostra parte e mettere una spina nel fianco alla politica affinché faccia la propria parte e si assuma di più la propria responsabilità”. 
Nel corso della giornata, don Ciotti ha partecipato anche a un incontro a Diano Marina, ultima tappa del progetto Navigare Libera, al quale ha preso parte anche il procuratore della Repubblica di Imperia, Alberto Lari. Per l’occasione si è discusso anche del disegno di legge approvato dal Senato sulla separazione delle carriere dei magistrati. “Non migliorerà in alcun modo lo stato della giustizia. Per farla funzionare - ha spiegato il procuratore Lari - bisogna velocizzare i processi, riformare il sistema processuale, aumentare gli organici, rendere le procedure più snelle, potenziare i riti alternativi. È mortificante, per la professionalità del magistrato, solo pensare che un PM possa ottenere qualcosa perché collega del giudice. È un’invenzione di sana pianta. Siamo sulla strada sbagliata”. Dello stesso parere anche don Ciotti: “Non aiuterà certo a fare uno scatto in avanti. La cosa che ritengo più squallida - ha concluso - è fare tutto questo nel nome di Borsellino e Falcone, che non volevano la separazione delle carriere, ma una magistratura messa nelle condizioni di contrastare la criminalità con maggiore forza”. 

Fonte: La Stampa

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