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L'atto d'accusa della Corte Penale Internazionale dell'Aia 


Questo articolo, che riproponiamo ai nostri lettori, è stato scritto in data 25-02-2025


Vergogna e rabbia. E' quello che si prova leggendo l'atto d'accusa della Corte Penale Internazionale che ha formalmente richiesto di deferire l'Italia all'Assemblea degli Stati e al Consiglio di sicurezza dell'Onu per il mancato arresto di Karim Almasri, accusato di torture e crimini contro l'umanità.
Come riportato da La Repubblica, che ha pubblicato passaggi di un documento del procuratore della Cpi Karim Khan, l'Italia non ''ha rispettato l'obbligo di collaborare con la Corte Penale Internazionale' e, consentendo il ritorno di Almasri in Libia, 'ha esposto vittime e testimoni, nonché le loro famiglie, a un potenziale e grave rischio di danno''.
Il procuratore punta il dito contro le omissioni dell'esecutivo e sbugiarda la versione di Governo dimostrando come la "l'Italia è stata correttamente informata della richiesta di arresto la sera di sabato 18 gennaio, prima dell'arresto di Almasri. La trasmissione è stata eseguita attraverso i canali indicati dall'Italia, vale a dire l'ambasciata".
Ed alle vergognose giustificazioni di Stato, espresse dalle relazioni in Parlamento del Ministro della Giustizia Carlo Nordio e del ministro dell'interno Matteo Piantedosi, replica con altrettanta durezza: "Il fatto che le autorità competenti non abbiano adottato le necessarie misure di coordinamento interno non costituisce in sé una valida giustificazione per non adottare le misure. La trasmissione ritardata e il mancato coordinamento interno costituiscono un mancato rispetto della richiesta di cooperazione".
Lo stesso vale per l'inerzia e la scelta di non consultare la Corte per risolvere eventuali criticità individuate.
E' un dato di fatto che Nordio e Piantedosi, tra silenzi e decreto di espulsione immediata, hanno permesso a un criminale conclamato di sfuggire alla giustizia. E la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lungi dal prendere le distanze, ha rivendicato la decisione in un video pubblico, confermando la natura politica di questa scelta.
Non c'è che dire. Questo atto di accusa ci fa vergognare di essere italiani di fronte ad un Governo complice di criminali ed assassini per indicibili ragioni di Stato.
L'atto d'accusa della Corte penale internazionale ci fa vergognare come italiani e dimostra tutta l'essenza fascista ed autoritaria, contro ogni logica del diritto internazionale, di questo Governo che ricorda sempre più i tempi delle "camicie nere" e dei "saluti romani".


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© Imagoeconomica


A guardare ciò che accade, criminali come Totò Riina, Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro si staranno rivoltando nella tomba. Loro costretti a morire in carcere e insieme ai loro “colleghi”. I torturatori, assassini e stupratori di bambini, lasciati andare con voli di Stato.
Ecco la situazione dell'Italia nel 2025. Un tempo in cui la ragion di Stato che contempla la morte e la tortura di uomini, donne, bambine e bambini, per mero tornaconto politico sulla questione immigrazione.
E poiché la verità va sempre detta, come ricordava qualche giorno fa Luigi de Magistris su "Il Fatto Quotidiano": "Le varie leggi approvate negli anni sull’immigrazione consentono a valle accordi mostruosi con le autorità libiche: tutti i ministri degli esteri e degli interni degli ultimi anni ed anche tutti i presidenti del consiglio erano a conoscenza, in alcuni casi hanno voluto, sicuramente avallato e comunque consentito questi accordi. Questo vale anche per diversi esponenti dell’opposizione parlamentare che oggi gridano allo scandalo dagli scranni del Parlamento. Sono responsabili anche loro sul piano morale, politico ed istituzionale dei crimini commessi in territorio libico e in mare".
Durante gli anni del governo fascista molti intellettuali si sono trovati costretti ad emigrare dal Belpaese. Ed oggi come allora ci troviamo a difendere la libertà di pensiero ed i diritti fondamentali.
E' sotto gli occhi di tutti l'attacco costante che viene fatto alla Costituzione.
Ebbene, se non fosse per i martiri della giustizia che abbiamo avuto; per quegli uomini di Stato (tra questi quei magistrati che sono in prima linea e rischiano la vita, quei funzionari di polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza che quotidianamente servono il Paese al servizio della collettività; gli uomini delle scorte che si sacrificano per proteggere, loro sì, le vite; e poi ancora pochissimi tra docenti, professori universitari e politici); per gli intellettuali, e soprattutto per i giovani, verrebbe la voglia di trasferirsi in un altro Paese.
Perché è inaccettabile vivere in uno Stato il cui governo è traditore, fascista ed amico di criminali assassini.
Dovrebbero dimettersi tutti i nostri ministri. In blocco. Senza se e senza ma.
“Io non mi sento italiano. Ma per fortuna o purtroppo lo sono”, cantava Giorgio Gaber.
C'è bisogno di una nuova rivoluzione. Una rivoluzione etica e morale spinta dai giovani, da uomini giusti, dai familiari che chiedono e pretendono giustizia, per il popolo, per quei funzionari e uomini di Stato che si impegnano per cercare la verità.
E come dissi qualche tempo fa. Noi siamo qua, costi quel che costi, con tutta la nostra faccia. Con tutte le persone che si sentono oneste e che vogliono davvero combattere la criminalità organizzata e non solo.

Realizzazione grafica by Paolo Bassani

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