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borsellino-paolo-web0Borsellino ucciso perché ostacolo alla trattativa
di AMDuemila - 8 marzo 2012
Quattro nuovi indagati per la strage di via D'Amelio. Questa mattina la Dia di Caltanissetta, su richiesta del procuratore capo Sergio Lari, ha eseguito le ordinanze di custodia cautelare disposte dal Gip Alessandra Giunta a carico di Salvuccio Madonia, Vittorio Tutino, Salvatore Vitale, tutti già detenuti, e di Gaspare Spatuzza, il collaboratore che ha permesso la riapertura di questo troncone del processo. Si procede separatamente per Fabio Tranchina, l'altro pentito che ha indicato Giuseppe Graviano come l'esecutore materiale della strage, mentre è indagato per calunnia aggravata Calogero Pulci, controverso collaboratore.

Secondo i magistrati, Salvuccio Madonia sarebbe uno dei mandanti della strage, in qualità di componente della commissione provinciale di Palermo, presieduta da Totò Riina. E in questa veste avrebbe partecipato alla riunione tenutasi tra il novembre e il 13 dicembre del 1991 in cui Cosa Nostra avrebbe deliberato l’esecuzione di un programma stragista che prevedeva, tra le altre cose, l’uccisione del giudice Borsellino.
Spatuzza, Tutino e Vitale sono invece accusati, come ricostruito dallo stesso collaboratore di giustizia, di essere tra gli esecutori materiali della strage. Insieme a Cristoforo Cannella, Lorenzo Tinnirello e Francesco Tagliavia, che sono già stati giudicati.
Secondo il racconto del pentito, egli stesso e Tutino avrebbero rubato la Fiat 126 usata poi come autobomba e procurato due batterie e un’antenna necessari per alimentare e collegare i dispositivi destinati a fare brillare l’esplosivo collocato nell'auto. Vitale sarebbe stato l'informatore del clan: avrebbe fornito al gruppo indicazioni indispensabili sulla presenza e le abitudini del giudice Paolo Borsellino, aiutato dal fatto di abitare in un appartamento al piano terra dello stesso edificio di via Mariano D'Amelio, e avrebbe facilitato il posteggio dell'autobomba davanti l'ingresso dello stabile.
Calogero Pulci, invece, avrebbe accusato falsamente Gaetano Murana, nell’ambito del processo denominato “Borsellino bis”, di aver partecipato alle fasi esecutive dell’attentato di via d’Amelio. Riferendo che, durante un colloquio in carcere, Murana gli avrebbe detto che “il lavoro l'abbiamo fatto noi della Guadagna”, facendo condannare all'ergastolo l’imputato, scarcerato solo pochi mesi fa dopo quasi vent'anni di carcere.
Tra gli indagati, per favoreggiamento aggravato, a quanto si apprende, c'è pure Maurizio Costa, un meccanico di 57 anni, accusato di avere mentito sull'incarico ricevuto da Gaspare Spatuzza di riparare l'impianto frenante della Fiat 126 che sarebbe stata utilizzata come autobomba in via D'Amelio. Nei suoi confronti la Procura aveva chiesto l'emissione di un ordine di carcerazione, ma il Gip ha ritenuto che non esistano i requisiti. A Costa, tra l'altro, è contestato anche l'avere riferito a soggetti vicini al mandamento di Brancaccio, appena rientrato a Palermo da Caltanissetta, del suo interrogatorio davanti ai magistrati della Dda della Procura nissena.

L'aggravante terroristica e l'ostacolo Borsellino
Nel documento del gip Giunta, per la prima volta, viene contestata ai mafiosi anche l'aggravante di avere agito per fini terroristici. Con la finalità di indurre lo Stato a trattare con Cosa nostra sotto l'urto di un'azione eclatante. Mentre il giudice Paolo Borsellino viene indicato come un “ostacolo” alla trattativa tra Cosa Nostra ed esponenti delle istituzioni, che secondo il boss Totò Riina era arrivata “su un binario morto” e andava “rivitalizzata” con la stagione delle stragi.
Accogliendo le richieste della Procura di Caltanissetta il giudice nisseno ha specificato che la tempistica dell’eccidio di via d’Amelio “è stata certamente influenzata dall'esistenza e dall'evoluzione della cosiddetta trattativa tra uomini delle Istituzioni e Cosa nostra”. Per la Procura dalle indagini è infatti “risultato che della trattativa era stato informato anche il dott. Borsellino il 28 giugno del 1992”. Elemento che “aggiunge un ulteriore tassello all'ipotesi dell'esistenza di un collegamento tra la conoscenza della trattativa da parte di Borsellino, la sua percezione quale 'ostacolò da parte di Riina e la conseguente accelerazione della esecuzione della strage”.
Sempre secondo la Procura, “questa conclusione è legittimata, tra l'altro, dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giovanni Brusca a proposito dell'ordine ricevuto da Salvatore Riina di sospendere, nel giugno 1992, l'esecuzione dell'attentato omicidiario nei confronti dell'on. Calogero Mannino (indagato nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa ndr.) perché c'era una vicenda più urgente da risolvere”.
Su questo versante il giudice per le indagini premilinari parla della necessità di ulteriori approfondimenti.
“Deve ritenersi un dato acquisito – si legge nell'ordinanza di custodia cautelare - quello se condo cui a partire dai primi giorni del mese di giugno del 1992 fu avviata la cosiddetta 'trattativà tra appartenenti alle istituzioni e l'organizzazione criminale Cosa nostra”. Anche se, sottolinea, “con riferimento al possibile coinvolgimento nella strage di via D'Amelio di soggetti esterni a Cosa nostra non sono emersi elementi di prova utili a formulare ipotesi accusatorie concrete a carico di individui ben determinati”.
Il giudice invita a “non parlare di conclusione della vicenda”, ritenendo che occorrono appunto “ulteriori approfondimenti”, perché, spiega, “le indagini sulla strage sono state vulnerate dalla velenosa convergenza di fonti infide, fonti reticenti, silenzi e contorti comportamenti di soggetti, purtroppo anche appartenenti alle Istituzioni, che hanno compromesso il difficile percorso di accertamento dei fatti, prima ancora che delle responsabilità”.
L'inchiesta, ha tenuto a sottolineare, è frutto di “un lungo e meticoloso lavoro investigativo condotto per tre anni dalla Dda della Procura di Caltanissetta” - dal procuratore capo di Caltanissetta, Sergio Lari, dagli aggiunti Amedeo Bertone e Domenico Gozzo, e dai sostituti della Direzione distrettuale antimafia Nicolò Marino, Gabriele Paci e Stefano Luciani - che ha “svolto un pregevole lavoro”.
In mattinata si terrà la conferenza stampa a Caltanissetta.


Via D'Amelio si riapre il processo

di AMDuemila - 8 marzo 2012

Quattro nuovi indagati per la strage di via D'Amelio. Questa mattina la Dia ha eseguito le ordinanze di custodia cautelare disposte dal Gip a carico di Salvuccio Madonia, Vittorio Tutino, Salvatore Vitale e Gaspare Spatuzza, il collaboratore che ha permesso la riapertura di questo troncone del processo. Si procede separatamente per Fabio Tranchina, l'altro pentito che ha indicato Giuseppe Graviano come l'esecutore materiale della strage, indagato invece per calunnia Calogero Pulci, controverso collaboratore.
Per la prima volta ai mafiosi è stata contestata anche l'aggravante terroristica.
Nella richiesta al gip i magistrati hanno scritto nero su bianco che Paolo Borsellino era a conoscenza della trattativa tra mafia e stato e che il movente della sua eliminazione potrebbe essere proprio nel suo opporsi al patto scellerato. Un ostacolo da rimuovere.
Quanto alla delicata faccenda dei mandanti esterni, il Gip ha sottolineato gli elementi indiziari che ne suggeriscono la presenza ma le insufficienti prove per formulare un'accusa precisa. Ha ordinato pertanto che vi siano ulteriori approfondimenti.
In mattinata si terrà la conferenza stampa a Caltanissetta.

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