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Il pm della Dda di Napoli Vincenzo Ranieri ha richiesto nella requisitoria del processo in corso al tribunale di Napoli Nord 24 anni di carcere per il collaboratore di giustizia Raffaele Venosa, 12 anni per il capo del clan Francesco "Sandokan" Schiavone, tre anni e otto mesi per Walter Schiavone, figlio secondogenito di Sandokan da poco divenuto collaboratore di giustizia; dieci anni sono stati inoltre richiesti per l'altro esponente di spicco della cosca Raffaele Diana. Complessivamente sono dieci gli imputati.
Le condanne sono state chieste in base al fatto che gli esponenti del clan avrebbero percepito lo "stipendio" con i soldi delle estorsioni.
I fatti riguardano gli anni 2014 e 2015, quando, per l'accusa, il clan dei Casalesi era guidato proprio da Raffaele Venosa, che era subentrato nella gestione degli affari illeciti dopo gli arresti dei figli di Sandokan, in particolare del primogenito Nicola (arrestato nel 2010) e del terzogenito Carmine (catturato nel 2013). Venosa, divenuto collaboratore, ha raccontato che in quegli anni gestiva la cassa comune del clan in cui confluivano i soldi delle estorsioni alle attività economiche, e da lì prendeva il danaro da dare poi a Walter Schiavone, che a sua volta lo consegnava mensilmente in carcere al padre Francesco e al fratello Nicola. Walter, difeso dall'avvocato Domenico Esposito, in una delle precedenti udienze, ha ammesso di aver ricevuto in due circostanze gli stipendi per il padre, ma non da esponenti dei Venosa; in quella circostanza i pm chiesero di derubricare l'associazione camorristica contestata a Walter a ricettazione con l'aggravante mafiosa. Gli altri imputati rispondono invece di associazione camorristica e solo Venosa di fattispecie legate agli stupefacenti. Del collegio difensivo fanno gli avvocati Pasquale Diana, Mirella Baldascino, Mauro Valentino e Nando Letizia.

Foto © Imagoeconomica

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