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Le province della Campania si confermano insieme a quelle calabresi come le più vulnerabili alle mire delle organizzazioni criminali in base alla considerazione che le inflitrazioni criminali tendono a divenire più forti in periodi crisi approfittando, anche, dell’arretratezza economico - finanziaria di alcune aree delle suddette province. E’ questo il quadro che emerge dalla lettura della relazione della Direzione Distrettuale Antimafia del secondo semestre 2020 in merito alla situazione della criminalità campana, la Camorra. Queste infiltrazioni hanno raggiunto livelli molto alti e a tal riguardo il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho: “Quando le mafie hanno cominciato a prendere il sopravvento e manovrare elementi della società e dell’economia, una parte del Paese si è fermata e si è arretrata…Ora il rischio è che queste mafie infiltrino e contaminino anche l’altra parte”.Secondo la relazione le consorterie campane stanno cercando di “strumentalizzare a proprio vantaggio le gravi situazioni di disagio quale si pone nella contingenza il protrarsi dell’epidemia da Covid-19” e che le prestazioni finanziarie erogate dei clan verso le famiglie in difficolta rappresentano un’occasione per incrementare il consenso sociale e consolidare il proprio controllo del territorio. Inoltre, come denunciato  dal Procuratore della Repubblica di Napoli Giovanni Melillo, la camorra con l’attuale crisi sanitaria sta diversificando i suoi affari soprattutto nei nuovi settori economici strettamente connessi con il fenomeno pandemico sfruttando anche le risorse economiche pubbliche stanziate per consentire il sostegno alle imprese e il rilancio dell’economia.Tale fenomeno trova conferma nel documento “Prevenzione di fenomeni di criminalità finanziaria connessi con l’emergenza da COVID-19” presentato l’11 febbraio 2021 dall’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) che ribadisce quanto sia “essenziale il monitoraggio dei ruoli chiave delle imprese per cogliere se, negli assetti proprietari, manageriali e di controllo, vi siano soggetti privi di adeguata professionalità che appaiono come prestanome, specie se si tratta di individui noti per il coinvolgimento in indagini o per la connessione con contesti criminali, come pure se ricorrano strutture artificiosamente complesse ovvero opache, che ostacolano l’individuazione del titolare effettivo, eventuali collegamenti con Paesi o aree geografiche a rischio elevato ovvero frequenti variazioni nella compagine sociale o dell’organo amministrativo”.


caserta

Le dinamiche della Camorra
Secondo il documento “la camorra resta per dinamiche e metodi un fenomeno macro-criminale” configurato in un modus operandi basato su “diverse organizzazioni criminali autonome ed estremamente eterogenee per struttura, potenza, forme di radicamento, modalit
à operative e set- tori criminali ed economici di interesse”. Tratti che la diversificano profondamente da Cosa Nostra siciliana e che gli consentono una elevata capacità rigenerativa e una straordinaria espansione sul piano degli affari. Tuttavia questa eterogeneità non garantisce stabilità in ché dà luogo molto spesso ad episodi di belligeranza interna oppure ad alleanze, le quali vengono strette “ in funzione di contingenti strategie volte a massimizzare i profitti” e “ad arrivare, per i sodalizi più evoluti, alla costituzione di veri e propri cartellie holdingcriminali”. Se le alleanze riescono a reggere ne deriva una riduzione, o almeno un contenimento, dei reati più violenti come gli omicidi anche se molto spesso l’assassinio, anche in tempo di “pace” può essere usato nell’ambito di una strategia di prevenzione, eliminando determinati soggetti che potrebbero compromettere la stabilita degli accordi.
Secondo il documento accanto ai “grandi sodalizi di camorra vi sarebbe presente una pletora di gruppi-satellite minori a composizione prevalentemente familiare” che possono prendere la forma anche di baby-gang. Questi gruppi non possiedono un background criminale di particolare consistenza e stabilit
à ma si sono rivelati comunque pericolosi per “la pressione che esprimono a livello locale pur di acquisire o conservare il controllo anche di limitati spazi territoriali, rendendosi spesso protagonisti di eclatanti forme di gangsterismourbano ”.


salerno

Le famiglie storiche detengono ancora il potere
I clan come i  Mozzarella, Licciardi, Contini, Amato-Pagano, Mallardo, Nuvoletta-Polverino, Moccia, Schiavone e Zagaria hanno preservato nel tempo il controllo del territorio consolidando la propria capacit
à di gestire gli interessi criminali anche nel resto del Paese e all’estero.
Le attività criminali a cui sono dediti i suddetti clan sono state riportate dentro il documentano della Dia  e comprendono: il traffico sostanze stupefacenti, il prestito a usura, le estorsioni, il commercio di prodotti contraffatti, il contrabbando di TLE, l’esercizio abusivo del gioco e delle scommesse, le truffe assicurative, telematiche e in danno degli anziani, nonch
é le frodi scali costituiscono un bacino da cui attingere le maggiori risorse da destinare al riciclaggio. Peraltro, ai livelli più elevati l’estensione imprenditoriale delle consorterie consente loro di mimetizzarsi nei tessuti produttivi come componenti ordinarie dei mercati.
Nella relazione viene evidenziato inoltre come i vertici dei clan molto spesso abbiano trovato terreno comune con il management aziendale e certi ambienti della politica e della pubblica amministrazione. Questi collegamenti andrebbero a favorire gli interessi delle stesse organizzazioni impegnate ad infiltrare il tessuto economico finanziario del Paese. Ci
ò che emerge dalle carte e come, in via generale, il processo di espansione fuori dai confini campani non comporti per i clannapoletani un radicamento territoriale “attraverso la formazione di articolazioni organizzative locali ma piuttosto l’esportazione dei metodi tipici dell’impresa camorristica. In sintesi, quest’ultima è fondata sulla ricerca e il consolidamento di legami fiduciari, gestionali e speculativi finalizzati a ottimizzare i suoi interessi”.
Tra gli obbiettivi preferiti dalla Camorra vi sono le ditte operanti nel settore dell’edilizia, dall’agricoltura, dell’allevamento, del trasporto e delle onoranze funebri. Ma in particolare è stato rilavata una massiccia infiltrazione nelle strutture  socio-sanitarie per soggetti disabili o non autosufficienti e servizi affini.


benevento

Altra attività permeata da forti presenze camorristiche è il settore dello smaltimento dei rifiuti. Nella relazione si legge che “resta alta l’attenzione verso il territorio” soprattuto sulla cosiddetta “Terra dei Fuochi” un tempo tra le zone pi
ù fertili d’Italia ma oggi emblema di un estremo degrado ambientale legato allo smaltimento illegale dei rifiuti. “La gravità della situazione - si legge - è confermata per l’intera Regione dal Rapporto di Legambiente presentato l’11 dicembre 2020 nel quale la Campania si conferma il territorio in cui si commettono più reati ambientali”. Tra i riscontri investigativi si cita anche l’operazione “Dirty Iron” del 16 settembre 2020 che ha documentato nel casertano la commissione di una serie di condotte aventi ad oggetto lo smaltimento illecito di ingenti quantità di rifiuti ferrosi i quali, una volta transitati per l’impianto di stoccaggio, venivano “ripuliti” e “regolarizzati documentalmente”.

La dissociazione come metodo per garantirsi lo sconto di pena
La pericolosa strategia della dissociazione sarebbe, secondo glia analisti della Dia, una condotta processuale storicamente adottata dai clan, sopratutto per quelli apicali come i Moccia e gli Amato - Pagano. La tattica garantirebbe la possibilit
à di riottenere la libertà nel minor lasso di tempo possibile attraverso un’ammissione delle responsabilità proprie, di pregiudicati ormai deceduti o di collaboratori di giustizia, in modo da contenere gli effetti dell’azione repressiva, evitando rotture con l’organizzazione di appartenenza e preservando comunque la vitalità dei clan.

PDF Scarica la relazione della DIA: Clicca qui!

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