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di AMDuemila - Video
Tra loro anche minori. Fu messaggio a 'pentiti' e solidarietà al clan

Istigazione a delinquere aggravata da finalità mafiose: è il reato che il gip di Napoli contesta a 5 persone (2 minorenni e 3 maggiorenni) che lo scorso 8 dicembre, per i festeggiamenti dell'Immacolata nel rione Savorito di Castellammare di Stabia (Napoli), bruciarono, davanti alla folla, un manichino con un cappello delle forze dell'ordine e uno striscione con la scritta "Così devono morire i pentiti, abbruciati". Il gran episodio avvenne nel quartiere della periferia stabiese noto come "Aranciata Faito", abitato dalla famiglia criminale Imparato, detti i "Paglialoni", fiancheggiatori del clan D'Alessandro.
Per gli inquirenti si trattò di un eloquente messaggio intimidatorio ai collaboratori di giustizia ma anche di un gesto di sostegno e al clan D'Alessandro che pochi giorni prima dei cosiddetti "fuocaracchi" dell'Immacolata era stato "colpito" da una serie di arresti della Polizia di Stato per reati commessi e ricostruiti proprio grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Quel rogo, però, non fu l'unico episodio che si verificò in quel giorno a sostegno dei clan. Un'informativa dei carabinieri riferisce anche di un altro evento, avvenuto nel limitrofo Rione Moscarella, quella stessa sera, dove un noto cantante neo melodico ha ringraziato pubblicamente, dal palco, il ras Salvatore Imparato, zio di uno dei tre ragazzi destinatari oggi dei divieti di dimora in Campania emessi dal gip e notificati da Polizia e Carabinieri.
striscione cosi devono morire pentitiRivolgendosi ai presenti l'artista ha voluto esprimere i suoi personali ringraziamenti "a Salvatore della Faito (il quartiere della periferia stabiese è noto anche come 'Aranciata Faito', ndr) per avere reso possibile tutto questo (cioè per la manifestazione, ndr)". Il Rione Savorito, secondo le indagini e secondo alcuni collaboratori di giustizia, è una nota piazza di spaccio di Castellammare gestita dagli Imparato, famiglia legata al clan D'Alessandro. L'8 dicembre scorso, la fitta coltre di fumo generata dal rogo della catasta di legno, alta 7-8 metri, non consentì alle forze dell'ordine di vedere quanto stava accadendo. Le indagini scattarono subito dopo la pubblicazione su facebook di un video - diventato virale - girato da una donna. E' da quelle immagini che si arrivò ad individuare tre maggiorenni, di 30, 24 e 18, e i due minorenni, oggi destinatari delle misure cautelari. Durante le dichiarazioni spontanee rese agli investigatori, alcuni degli indagati hanno ammesso di avere commesso il fatto che il gip Valeria Montesarchio classifica come "una gravissima minaccia di morte prospettata ai collaboratori di giustizia".

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