Il sequestro riguarda 6 immobili, 2 terreni, 4 quote societarie, conti correnti e polizze intestate a lui e familiari
Il Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha disposto il sequestro di beni per un valore complessivo di circa otto milioni di euro nei confronti di Antimo Cesaro, imprenditore sessantenne attivo nei settori sanitario e immobiliare, e fratello di Luigi Cesaro, ex senatore di Forza Italia. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale (Ros). Il sequestro riguarda sei immobili situati tra le province di Napoli e L’Aquila, due terreni, quattro quote di partecipazione societaria in aziende operanti prevalentemente nei settori sanitario ed edile, nonché conti correnti e polizze assicurative intestati a Cesaro e ad alcuni suoi familiari. Il sequestro dei beni è arrivato dopo la condanna in primo grado di Cesaro a undici anni di carcere per reati legati alla mafia e allo scambio di voti nelle elezioni comunali del 2017 a Sant’Antimo.
Dopo la sentenza, gli investigatori hanno analizzato la sua situazione economica. Dalle verifiche è emerso che il suo patrimonio sarebbe molto più alto rispetto ai redditi dichiarati.
Le indagini patrimoniali traggono origine dagli sviluppi dell’inchiesta “Artemio”, condotta tra il 2017 e il 2020 dai carabinieri del Ros, che ha riguardato le attività dei clan Puca, Verde e Ranucci operanti nell’area di Sant’Antimo e nei territori limitrofi. Il procedimento di primo grado si è concluso con la condanna di ventuno imputati per reati che comprendono, tra gli altri, associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio politico-mafioso, estorsione, corruzione, intestazione fittizia di beni e tentato omicidio.
Secondo l’accusa, Cesaro avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra ambienti politici locali e il clan Puca, riconducibile al boss Pasquale Puca. Avrebbe facilitato investimenti immobiliari condivisi tra soggetti appartenenti alla propria famiglia e membri del clan, oltre a mettere a disposizione locali riconducibili alla propria attività imprenditoriale per incontri tra esponenti della criminalità organizzata.
Fonte: RaiNews.it
