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L’inchiesta sul sistema criminale ricostruito dall’indagine Hydra, che ipotizza una “mafia a tre teste” capace di unire interessi e strutture diverse, si sta progressivamente allargando fino a lambire anche il terreno della politica, con sviluppi che ora coinvolgono direttamente la Procura di Roma e nuovi elementi emersi dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia.
Al centro di questo intreccio c’è la figura di Gioacchino Amico, ritenuto uomo del clan guidato da Michele Senese detto “’O Pazzo” in Lombardia, tesserato di Fratelli d’Italia e già finito al centro dell’attenzione per un selfie scattato nel 2019 con Giorgia Meloni. Proprio i suoi verbali, insieme a quelli di Bernardo Pace – boss vicino a Matteo Messina Denaro morto in carcere il 17 marzo in circostanze definite “suicidio” ma ancora oggetto di indagine – saranno acquisiti anche dalla Procura capitolina, che intende approfondire eventuali connessioni tra il clan Senese e ambienti istituzionali.  
I magistrati romani, coordinati dall’aggiunta Maria Cristina Palaia, sentiranno lo stesso Amico nell’ambito dell’indagine più ampia sul gruppo criminale. Un passaggio significativo, perché finora le inchieste sui Senese si erano concentrate soprattutto sulle attività tradizionali del clan – traffico di droga, gestione delle piazze di spaccio, legami con il tifo organizzato e il filone sull’omicidio dell’ex capo ultrà laziale Fabrizio Piscitelli, alias “Diabolik” – e su un secondo livello, quello finanziario, legato al riciclaggio e agli investimenti nel settore della ristorazione.
È proprio su questo versante economico che emergono possibili connessioni con ambienti politici, come nel caso della “Bisteccheria d’Italia”, dove l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e altri esponenti piemontesi (non indagati) risultavano soci di Miriam Caroccia, figlia di un presunto prestanome dei Senese. In questo contesto potrebbero confluire anche gli atti milanesi dell’indagine Hydra.
Secondo quanto riferito da Amico, i suoi rapporti avrebbero toccato diversi esponenti politici: nelle intercettazioni si vanta di contatti con figure come Nicola MolteniGiorgio MulèRenato Brunetta e Angelino Alfano, oltre ad aver incontrato nel 2020, nei pressi di Montecitorio, le parlamentari Paola Frassinetti e Carmela Bucalo. Tutti i diretti interessati hanno sempre negato di conoscerlo. Alla domanda sul perché i politici citati non siano indagati, la Procura ha risposto: “Stiamo ancora compiendo verifiche”.
Le parti più delicate di queste dichiarazioni sono state al centro delle audizioni della Commissione Antimafia a Milano, alla presenza del procuratore Marcello Viola e dei pm dell’inchiesta, tra cui Alessandra Cerreti. Tuttavia, le risposte su eventuali collegamenti tra Hydra e la vicenda Delmastro sono state secretate su richiesta degli stessi magistrati. Anche sul selfie con Meloni è emerso che non è agli atti perché non più presente nel telefono del pentito al momento del sequestro, ma Amico ne avrebbe parlato spiegando di averlo diffuso “per far vedere con chi era e dove”.
Parallelamente, dalle dichiarazioni del collaboratore emergono nuovi elementi che rafforzano il quadro di possibili intrecci tra criminalità e politica a livello locale. Nel corso di un interrogatorio del 9 febbraio davanti ai pm della Dda, Amico ha ricostruito alcuni traffici di hashish sulla direttrice Milano-Palermo, indicando il ruolo di Giancarlo Vestiti, figura di spicco del clan con precedenti per armi, droga ed estorsioni. “Vestiti continuò a coinvolgermi in alcuni traffici di stupefacente del tipo hashish e in particolare in tre cessioni, l’ultima delle quali si è conclusa con il sequestro a Caltanissetta e l’arresto di Fecola Giuseppe”, ha dichiarato.
Nello stesso verbale ha indicato anche il luogo dove la droga sarebbe stata stoccata, introducendo un nuovo elemento: “Presso un box nella disponibilità di tale Lia, la compagna di Vestiti, si tratta di un avvocato che so essere anche un consigliere comunale”. La persona indicata è Rosalia Brasacchio, avvocata e consigliera comunale a Cologno Monzese, eletta con una lista civica sostenuta dal centrodestra, oggi indagata per spaccio con l’aggravante mafiosa.
Proprio nell’abitazione della donna, dove Vestiti si trovava ai domiciliari, i carabinieri hanno eseguito una perquisizione alla ricerca di riscontri alle dichiarazioni del pentito. L’operazione, secondo quanto filtrato, avrebbe avuto esito “positivo”: oltre ai cellulari e al materiale informatico, sono stati rinvenuti appunti manoscritti su carta intestata a una società di intercettazioni, la “Rcs”, elemento ritenuto anomalo e ora oggetto di ulteriori approfondimenti investigativi.
Il quadro che emerge è quello di un’inchiesta in espansione, in cui il livello criminale, quello economico e quello politico iniziano a sovrapporsi. Non a caso, anche durante l’audizione in Antimafia – durata quasi quattro ore – una parte consistente è stata secretata proprio “per la delicatezza degli argomenti”, mentre sul piano politico si registrano tensioni interne alla Commissione, con il senatore M5s Roberto Scarpinato che ha parlato di “bullismo istituzionale della maggioranza” per non aver potuto porre una serie di domande sui rapporti tra esponenti del clan e figure apicali di Fratelli d’Italia.
Nel frattempo, la Procura di Roma si prepara ad approfondire questi elementi, segnando un passaggio che potrebbe portare l’inchiesta Hydra ben oltre i confini originari, toccando nodi sensibili nei rapporti tra criminalità organizzata e istituzioni.

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