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E’ stato catturato in un resort di lusso sulla Costiera Amalfitana: deve rispondere di omicidio aggravato dal metodo mafioso

Duro colpo al clan camorristico dei Mazzarella. Questa notte, a Vietri sul Mare, i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Napoli hanno rintracciato e arrestato Roberto Mazzarella, 48 anni, ritenuto l'attuale reggente dell'omonimo sodalizio criminale egemone nel capoluogo campano e in provincia. L'uomo era il quarto nell'elenco dei latitanti di massima pericolosità del ministero dell'Interno. Mazzarella, classe 1978, era irreperibile dal 28 gennaio 2025, quando era sfuggito all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Napoli, su richiesta della locale DDA, poiché gravemente indiziato di omicidio aggravato dal metodo mafioso. L’ex latitante è accusato di essere il mandante del delitto di Antonio Maione, compiuto a San Giovanni a Teduccio il 15 dicembre 2000 per una vendetta trasversale nei confronti del clan Rinaldi con cui è in corso la più lunga faida nella storia della camorra. Maione era il fratello di Ivan, legato ai Rinaldi e autore reo confesso dell’omicidio di Salvatore Mazzarella, impiegato comunale incensurato, padre di Roberto. La cattura è scattata in una villa di pregio della Costiera Amalfitana. All'arrivo dei militari, il 48enne non ha opposto resistenza; al momento del blitz si trovava in compagnia della moglie e dei due figli. L'operazione, coordinata e diretta dalla DDA partenopea, guidata dal procuratore Nicola Gratteri, ha visto l'impiego di un massiccio dispositivo: oltre ai carabinieri del nucleo investigativo, hanno partecipato i militari dello Squadrone Eliportato "Cacciatori di Calabria", le Aliquote di Primo Intervento (Api) del gruppo di Napoli e una motovedetta della Capitaneria di Porto di Salerno per il monitoraggio dello specchio d'acqua antistante la villa. Nel corso della perquisizione all'interno del resort di lusso, gli uomini dell'Arma hanno rinvenuto e sequestrato: 3 orologi di lusso di ingente valore; circa 20mila euro in contanti; documenti falsi, telefoni cellulari e smartphone; manoscritti riconducibili a una verosimile contabilità del clan. Proprio su questi ultimi documenti si concentreranno ora gli accertamenti degli inquirenti per ricostruire la rete di affari e le dinamiche correnti del clan.

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