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Il conflitto a fuoco tra gruppi rivali per il controllo del territorio coinvolge figure legate al clan Moccia 

Ad oltre un anno di distanza, l’agguato di Camorra che nel novembre del 2024 ha insanguinato le strade di Casoria, nel Napoletano, ha finalmente un colpevole finito in carcere. Si tratta di Vincenzo De Rosa, 24 anni, ritenuto uno dei protagonisti di quella sparatoria che ha provocato due feriti, di cui uno in condizioni molto gravi.

Secondo gli inquirenti che hanno ricostruito l’agguato, quella sera si sarebbe consumata un’azione armata ben organizzata e portata a compimento per la contesa del territorio di Casoria, in particolare quello degli stupefacenti e di altre attività illecite. Infatti, De Rosa, insieme ad altri soggetti che ancora non sono stati identificati, avrebbe aperto il fuoco durante un vero e proprio regolamento di conti. Le accuse nei suoi confronti sono pesanti: duplice tentato omicidio, detenzione e porto illegale di armi, con l’aggravante del metodo mafioso e della finalità di agevolare un’organizzazione camorristica.

L’agguato avvenne la sera del 20 novembre 2024, in via Salvo D’Acquisto. Una segnalazione di colpi d’arma da fuoco fece intervenire le forze dell’ordine, che trovarono sull’asfalto numerosi bossoli: tanti e sparsi in modo tale da indicare una sparatoria tutt’altro che casuale. Ad ogni modo, i feriti arrivarono quasi contemporaneamente, ma in due ospedali diversi: quello di Frattamaggiore, dove venne trasportato Salvatore Barbato, 58 anni, e quello di Acerra, dove ad arrivare fu Mauro Sorrentino, 40 anni.

Ma furono le condizioni di Barbato ad apparire critiche fin da subito. Barbato era stato colpito da sei proiettili, quattro dei quali al braccio sinistro, un altro finito in un polmone e uno al gluteo; motivo per il quale venne trasportato d’urgenza all’ospedale Cardarelli di Napoli per un intervento urgente.

Conosciuto anche come “Totore ’o cane”, Barbato è un nome già noto alle forze dell’ordine, in quanto ritenuto vicino al clan Moccia, l’organizzazione camorristica da tempo radicata nell’area nord di Napoli. Secondo gli investigatori, sarebbe stato proprio lui il vero obiettivo dell’agguato. In pratica, un referente di zona il cui ruolo era emerso anche in precedenti inchieste e nelle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Sorrentino, indicato invece come suo uomo di fiducia, riportò ferite al polso e a un braccio, circostanza che portò alle dimissioni dopo le cure.

Tornando all’arresto di De Rosa, nonostante le indagini siano riuscite a portare a termine un obiettivo sicuramente essenziale, resta comunque l’importanza di un quadro che bisogna chiudere. Resta infatti da chiarire ancora l’identità degli altri partecipanti, compresa l’intera rete di relazioni che ruota attorno alle persone che a quella sparatoria hanno partecipato. 

Foto © Imagoeconomica 

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