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Spedizioni punitive contro chi usava nomi dei clan per estorcere denaro. Tra i 14 arresti anche il fratello del boss 

È iniziato tutto da un’estorsione fatta alla persona sbagliata. Daniele Salvatori, piccolo criminale romano abituato a spacciarsi per emissario di figure ingombranti come il capo ultrà Ettore Abramo o la famiglia Senese, decide infatti di prendere di mira il gioielliere Pasquale “Lillo” Caterini. Probabilmente ignora che quel gioielliere è protetto dai Di Lauro, uno dei clan di camorra più influenti tra Napoli e il suo hinterland. Da Caterini si fa consegnare un orologio destinato proprio ai boss napoletani, oltre a una somma di denaro. È l’errore che innesca una catena di violenze capace di far saltare gli equilibri criminali della capitale, con un’escalation rapida e costante. 

Cominciano pestaggi, sparatorie e ritorsioni incrociate. Secondo gli inquirenti, il clima diventa così teso da richiedere una sorta di “processo” tra famiglie. Le indagini dei carabinieri porteranno poi a quattordici arresti, tra cui quello di Angelo Senese, fratello del boss Michele, insieme ad altre figure vicine agli ambienti ultrà e alla criminalità romana.

Il fulcro della vicenda resta comunque Salvatori, che a fine 2022 estorce denaro al gioielliere usando prima il nome di Abramo, poi quello dei Senese. Per i Di Lauro è un affronto intollerabile: l’orologio appartiene a loro e Caterini è sotto la loro tutela. La risposta è immediata e brutale, con l’ordine di uccidere Salvatori se non arriverà un risarcimento. Nel frattempo, le sue estorsioni ad altre vittime alimentano ulteriori scontri, ferimenti e vendette.

Braccato, Salvatori tenta di nascondersi, mentre a Roma si moltiplicano i regolamenti di conti. Anche i Senese lo cercano per chiedergli conto dell’uso improprio del loro nome. Lui nega, ma per i clan il danno è ormai fatto. I Di Lauro pretendono duecentomila euro e perfino alcuni amici di Salvatori provano a consegnarlo ai camorristi. Forse ci sarebbero riusciti, se la polizia non lo avesse arrestato un attimo prima. 

La mancata consegna scatena nuove violenze, ma le intercettazioni dei carabinieri documentano tutto. È grazie a quel lavoro investigativo che gli inquirenti riescono a colpire l’intero gruppo, mettendo la parola fine a una spirale criminale che avrebbe potuto generare conseguenze ancora più gravi.

Fonte: La Repubblica

Foto d'archivio © Imagoeconoica 

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