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Milioni di utenze da colpire con un addebito invisibile pensato per generare 2,5 milioni di euro 

Con i 21 arresti dei Carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia di Napoli ai danni del clan di Camorra dei Licciardi, nell’area di Secondigliano, l’inchiesta condotta dagli inquirenti ha messo a nudo un sistema estorsivo distribuito in maniera capillare sul territorio campano, gestito in parte da esponenti del clan che si trovavano già in una condizione detentiva. Strumento fondamentale che ha permesso ai membri del clan di comandare dalle celle del carcere, ancora una volta, i telefoni cellulari. Tra gli ordini impartiti da dietro le sbarre, oltre alle riscossioni di denaro, anche l’assegnazione delle case popolari.

Tuttavia, quello che emerge ora dalle carte dell’inchiesta sul clan Licciardi è anche l’attenzione dell’organizzazione criminale nel rivolgere le proprie attività delinquenziali verso le truffe telematiche. Attività che avrebbero dovuto colpire milioni di utenti attraverso un addebito nascosto nelle bollette dell’energia elettrica: 8 euro e 60 centesimi per ciascuna utenza. Parliamo di una cifra piuttosto bassa, o almeno quanto basta per passare inosservata, ma sufficiente, se moltiplicata su larga scala, a generare un affare da almeno due milioni e mezzo di euro.

Un sistema, quello della truffa telematica pensata per gonfiare le casse della Camorra, attuato attraverso un ingranaggio perfetto, in cui hacker dell’Est Europa, società di comodo e un ben congegnato sistema di pannelli fotovoltaici che avrebbe dovuto fungere da lavatrice finanziaria, hanno dato vita a un progetto criminale che va ben al di fuori delle solite pratiche della Camorra. La mente che, secondo gli inquirenti, avrebbe elaborato l’intero sistema sarebbe quella di un pregiudicato 49enne di San Paolo Belsito, descritto dagli stessi indagati come un uomo capace di muoversi tra Russia, Ucraina e Romania e con numerosi contatti nel mondo sommerso degli hacker.

Sarebbe stato lui, infatti, a garantire l’accesso informatico necessario per inserire un addebito fittizio nelle bollette, aggirando i sistemi di controllo. Ed è sempre a lui che si riferisce Salvatore Sapio, soprannominato ’o Serpente, fedelissimo del reggente del clan Licciardi, quando racconta agli interlocutori che “hanno messo nelle bollette una voce di spese da 8 euro e 60 a persona, caricati di nascosto”, sottolineando come i soldi dovessero poi “sparire” grazie a un sistema studiato nei minimi dettagli.

Il 49enne avrebbe infatti acquistato un terreno nella zona di Battipaglia, dove aveva installato pannelli fotovoltaici destinati a diventare il punto di arrivo dei flussi finanziari generati dalla truffa. Le somme gonfiate in bolletta sarebbero dovute confluire su conti correnti intestati a società create ad hoc, spesso appoggiate su clochard utilizzati come prestanome. Ad ogni modo, il piano, però, non è mai arrivato a compimento. Gli inquirenti collocano lo stop nell’aprile del 2023, quando il promotore dell’operazione rimase coinvolto in un incidente stradale. 

Fonte: La Repubblica

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