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Dalle frodi informatiche alle case popolari: il pizzo si era ormai esteso a più livelli 

Sono 21 le persone arrestate nelle scorse ore dai Carabinieri insieme alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha inferto un duro colpo - non il primo - al clan di Camorra Licciardi, predominante nel territorio di Secondigliano. 
Le manette sono scattate in seguito alle indagini che hanno permesso di scoprire come la nota organizzazione criminale campana riuscisse a imporre il controllo del territorio attraverso il racket a imprenditori e commercianti della zona. Circostanza particolarmente allarmante è il fatto che i Licciardi imponessero le estorsioni sotto la regia di esponenti del clan già reclusi. Ancora una volta, lo strumento principale che ha permesso ai membri del clan di continuare a operare sono stati i cellulari di cui disponevano all’interno del penitenziario in cui sono reclusi. Un fenomeno che gli investigatori considerano “una piaga ricorrente” e ormai strutturale nelle dinamiche interne alle organizzazioni mafiose. 

Tra gli arrestati figura anche Alessandro Giannelli, considerato elemento di spicco della Camorra dei quartieri occidentali, anche lui sorpreso a comunicare dal carcere tramite telefono cellulare. 

Proprio attraverso questi dispositivi i capi impartivano ordini, autorizzavano riscossioni e perfino decidevano chi potesse accedere agli alloggi popolari. Una gestione che - come ha sottolineato il procuratore Nicola Gratteri - non produce solo introiti, ma consolida il controllo sociale e il peso politico dell’organizzazione, con le case che diventano merce di scambio e il consenso un investimento di lungo periodo. 

Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori è emerso anche il caso di una famiglia di Piscinola-Marianella alla quale sarebbe stata imposta una tangente per mantenere l’occupazione dell’appartamento. Allo stesso tempo, il clan Licciardi, oltre a imporre il pizzo a commercianti e imprenditori, lo applicava anche ad attività illecite come le truffe informatiche. Alcuni gruppi dediti al phishing - hanno spiegato gli inquirenti - versavano infatti una quota alle articolazioni dei Licciardi attive nella zona di Bagnoli. 

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di reati che vanno dall’associazione di tipo mafioso alle estorsioni, fino all’accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti, oltre a ricettazione ed evasione. 

Altro dato tutt’altro che trascurabile, e che dà l’idea di come la presenza della criminalità organizzata sia sempre più spesso percepita con positività da una parte del mondo imprenditoriale, è il fatto che dalle indagini è emerso come alcuni imprenditori si sarebbero rivolti spontaneamente alla Camorra per recuperare dei crediti. 

Fonte: Corriere della Sera

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