Secondo i carabinieri il boss “ha potuto godere di una fitta rete di relazioni sul territorio, anche con appartenenti alla famiglia Garcea”
Pasquale Bonavota, lo ‘ndranghetista della locale di Sant’Onofrio catturato nella cattedrale di San Lorenzo lo scorso 27 aprile nonché uno dei latitanti ritenuti più pericolosi fino a qualche mese fa, si nascondeva a Genova da marzo 2019, cioè da oltre quattro anni. Il boss era latitante soprattutto nella zona di Lanterna.
Ad affermarlo sono i carabinieri che in un’informativa appuntano che Bonavota ha potuto godere di “una fitta rete di relazioni sul territorio, anche con appartenenti alla famiglia Garcea”.
Il dato emerge nel decreto di citazione diretta a giudizio, firmato dal pubblico ministro Federico Panichi, che ha indagato Bonavota per i suoi mille furti di identità, in cui è indicato marzo 2019 come inizio del raggiro ai danni di due sorelle proprietarie dell’appartamento che avevano affittato al boss in via Bologna 76. Nell’immobile, si legge, "da data imprecisata immediatamente anteriore e prossima al 1 marzo 2019", il boss si è spacciato per tale Domenico Cartisano, con tanto di carta di identità contraffatta, “ottenendo così la locazione con contratto verbale dell’immobile con le sorelle e continuando a trattare e avere rapporti anche in seguito con le proprietarie”. Per questo reato, e per aver falsificato altri documenti con la propria foto e i nomi di terze persone, Bonavota comparirà di fronte al giudice monocratico Marco Canepa il 9 luglio del prossimo anno.
L’inchiesta Rinascita-Scott
I carabinieri cercavano Bonavota dal 2018, quando il boss si sottrasse alla cattura dopo una condanna per omicidio. E poi dal dicembre 2019, quando sfuggì nuovamente all'arresto nell'operazione Rinascita-Scott che ha decapitato le cosche vibonesi con 334 arresti. Dal reato di omicidio Bonavota è stato poi assolto in appello ma su di lui continuava a pendere l'ordinanza emessa dal gip di Catanzaro su richiesta della Dda guidata da Nicola Gratteri, perché ritenuto la 'mente' della cosca. Era l'unico ancora latitante dell'inchiesta Rinascita-Scott. Con un lavoro minuzioso, gli investigatori sono riusciti a restringere il cerchio a Genova, appunto, dove, tra l'altro, nel 2008, fu arrestato il fratello Domenico, anche lui dopo una breve latitanza.
A Lamezia Terme, dove si svolge il maxi processo “Rinascita Scott”, alle fasi finali del primo grado di giudizio, Bonavota è forse l’imputato più importante. I giudici calabresi hanno acquisito l’informativa dei Ros sull’arresto a San Lorenzo, dove si parla anche del ritrovamento di oltre 20mila euro in contanti, somma “rivelatrice della capacità di approvvigionamento sul territorio, possibile solo grazie ad un’efficiente e sicura rete logistica”.
E proprio sulla “rete logistica” a Genova e sui contatti del boss - che ha potuto contare su un “supporto logistico assicuratogli dalla rete relazionale fiduciaria in ragione dell’osservanza dei principi di comune appartenenza mafiosa” - continuano a indagare i carabinieri. Sempre in base a quanto raccolto dai militari è emerso come a strappare il manto dell’invisibilità di Bonavota sia stato, inavvertitamente, il nipote Vincenzo con il quale si era messo in contatto il giorno prima dell’arresto, riattivando una linea telefonica rimasta “dormiente” per mesi. Ed è lui che, ritengono gli inquirenti, Bonavota ha incontrato il 21 novembre 2022. Sempre a Genova.
Fonte: genova.repubblica.it
Foto © Imagoeconomica
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