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Nonostante i rischi per infiltrazione mafiosa a difesa delle Olimpiadi Invernali mancano ancora protocolli antimafia. Intanto la DIA esegue il primo arresto

Grande attesa per le prossime olimpiadi invernali che nel 2026 si terranno tra Milano e Cortina d’Ampezzo e, anche se mancano ancora quattro anni all’inizio dei giochi, i preparativi sono già iniziati. Tuttavia, se da un lato c’è chi si prepara a dover offrire uno spettacolo all’altezza delle aspettative, dall’altro, c’è chi si prepara a fare utili all’altezza dei propri interessi.

Fortunatamente la Direzione Investigativa Antimafia non si è lasciata cogliere impreparata e attraverso il Gip di Milano Anna Calabi, con l’accusa di trasferimento fraudolento di beni e valori, ha disposto gli arresti domiciliari per il presunto affiliato alla ‘Ndrangheta Pietro Paolo Portolesi.

Originario di Platì, Portolesi, 53 anni, può vantare un curriculum di tutto rispetto tra chi è dedito ad attività illecite. Infatti, già nel 2011 aveva patteggiato una pena di un anno e otto mesi di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso e, un anno e cinque mesi nel 2013 per turbativa d’asta, eppure, Portolesi è sempre riuscito a raggiungere guadagni molto interessanti (8 milioni di euro totalizzati solo nell’ultimo anno) attraverso numerose società riconducibili a vari prestanomi.

Tramite Portolesi, infatti, la ‘Ndrangheta era riuscita ad accaparrarsi due appalti con il Comune di Buccinasco (a sud di Milano), per il riempimento delle buche e la partecipazione ai lavori per la tangenziale di Novara, la To 19/14.

Tornando ai preparativi per i giochi olimpici del 2026, la società di Pietro Paolo Portolesi, si era ben inserita come “sito di conferimento delle macerie” sia nelle opere connesse allo scalo ferroviario di Milano-Porta Romana, sia in quelle relative alla costruzione del villaggio olimpico per i Giochi Invernali del 2026.

La mancanza di un protocollo antimafia per le prossime Olimpiadi invernali
Pensando a Expo 2015 e alla capacità della ‘Ndrangheta di mettere le mani sugli appalti che la interessavano, riuscendo per questo ad ottenere guadagni per un valore complessivo di oltre 100 milioni di euro, si intuisce facilmente che le opere dedicate ad eventi di questa natura, rivestono sicuramente un ruolo centrale nel riciclaggio oltre che nel ricavo di ulteriori utili destinati alle casse della ‘ndrangheta che, soprattutto in Lombardia, detiene il maggior numero di ditte “infiltrate” nei vari appalti pubblici.

Ovviamente, per scongiurare l’ulteriore intensificarsi della presenza criminale negli appalti, bisogna poter rispondere adeguatamente e nel minor tempo possibile alle informative dell’antimafia.

A spiegarlo è anche il membro del Comitato Antimafia del Comune di Milano David Gentili che, intervistato dai colleghi di FanPage.it, dichiara: “Manca un protocollo antimafia che impedisca alle imprese vicine alla criminalità organizzata di entrare nei cantieri delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Perché manca? Perché ancora nessuno lo ha gridato ad alta voce.” - aggiunge - “Tutti lo vogliono ma non è ancora stato richiesto espressamente né dai sindaci di Milano e Cortina né dai presidenti delle due regioni coinvolte. Eppure, basterebbe proporre il protocollo adottato già per Expo, con ovviamente qualche modifica”.

Infatti, come spiegato da Gentili, il protocollo antimafia attuato durante Expo 2015 ha dimostrato la sua efficacia riuscendo a controllare in modo capillare non solo gli accessi ai cantieri tramite badge ma, anche i dati delle aziende appaltanti tramite opportuna piattaforma informatica, imponendo, inoltre, l’obbligo di denuncia in caso di intimidazioni, estorsioni o richiesta di tangenti, pena l’esclusione oppure il commissariamento.

Ad oggi, non è stato redatto nessun protocollo antimafia pensato espressamente per le Olimpiadi invernali del 2026, tuttavia, in sua assenza e sulla base del protocollo sottoscritto nel 2021 tra il Ministero dell’Interno e l’Associazione Nazionale Costruttori Edili, le aziende interessate potranno partecipare solo se in possesso dei requisiti idonei a poter entrare nella White List dei lavori pubblici, oppure, dietro opportuna verifica della documentazione antimafia acquisita dalla Banca Dati Nazionale Unica Antimafia.

La speranza è che questa contromisura basti a contrastare gli appetiti della ‘Ndrangheta che, proprio in Lombardia, ha trovato terreno fertile per i suoi numerosi illeciti.

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