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Intervista esclusiva del Fatto Quotidiano al procuratore capo di Catanzaro su riforma della giustizia e referendum

La ministra Cartabia e il governo dovrebbero prendere atto che ben più dell’80% dei cittadini (quelli che non hanno votato e quelli che hanno votato No) non vogliono la separazione delle carriere: invece vogliono che i magistrati possano continuare a lavorare senza interferenze e senza meccanismi che intacchino la loro autonomia e terzietà”. Così Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, in risposta alle domande del direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio. Un’intervista esclusiva in cui il procuratore ha detto la sua sul flop del referendum della giustizia analizzandone le criticità, le assurdità e ricamandone, infine, il pensiero dei cittadini: “In quel referendum non solo non si è raggiunto il quorum, ma - si badi bene - hanno votato a favore non più del 15% degli italiani.Il mancato quorum è una plateale bocciatura di una cosiddetta riforma della magistratura e della giustizia che non era gradita a quasi nessuno e scontentava tutti”.
Quella di Marta Cartabia è una riforma che “prevede praticamente quello che gli italiani hanno bocciato: un controllo ‘esterno’ sul lavoro dei magistrati - ha risposto Gratteri a Travaglio - Idem per il quesito numero 3 sulla separazione delle carriere: non la vogliono non solo i magistrati, ma anche la stragrande maggioranza degli italiani. I partiti dovrebbero riflettere attentamente su quanto è accaduto”.
Sulla proposta di riformare il Csm, invece, il procuratore di Catanzaro ha sottolineato come in realtà non modifichi in alcun modo il sistema delle correnti “che tutti a parole denunciano e dicono di voler combattere”. Se si vogliono abbattere le correnti, ha detto, “l’unica strada è quella del sorteggio temperato, a favore del quale, non dimentichiamolo, si sono recentemente espressi il 41% dei magistrati. Molti emendamenti al testo governativo riguardano questo aspetto: sono gli unici che possono avere un senso”.
Infine, Gratteri, domandandosi come sia possibile accettare che debba essere il Parlamento ad indicare le priorità tra i reati da perseguire, spera in “un rigurgito di coscienza da parte di chi sa bene che questa è una deriva pericolosissima”. Un chiaro riferimento alle tante personalità di grande levatura morale che “devono far sentire la loro voce” e far capire ai cittadini che “non fa bene a nessuno avere dei magistrati costretti a compiacere politici e avvocati per fare carriera; ricordino a tutti che quasi 80 anni fa, per conquistare la nostra democrazia, hanno perso la vita migliaia di donne e uomini”. “Ogni stagione ha la sua resistenza - conclude l’intervista il procuratore -. Ora non dobbiamo abbassare la guardia: se il sistema giustizia non funziona, i danneggiati non siamo noi magistrati, ma la collettività”.

Foto © Deb Photo

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