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Venti persone condannate, altre tredici assolte. Si è concluso così il processo con rito ordinario nato dall'inchiesta "Rimpiazzo" contro la cosca dei "Piscopisani" che prende il nome dal quartiere di Vibo dal quale il gruppo criminale proviene. E' stata emessa oggi, infatti, la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia. 
Le accuse contestate sono associazione mafiosa, concorso esterno, estorsione, danneggiamento, armi e spaccio di droga. I magistrati della Dda di Catanzaro - rappresentanti in aula dal pm Andrea Mancuso - e gli investigatori della Polizia hanno ricostruito durante l'indagine circa 26 estorsioni, 9 danneggiamenti e 32 episodi di spaccio. Secondo l'accusa, i Piscopisani puntavano a scalzare i potenti Mancuso di Limbadi dal capoluogo vibonese e dalle frazioni marine sfruttando il fatto che molti rappresentati dei Mancuso fossero in carcere. Inizialmente i Piscopisani sceglievano le vittime delle estorsioni e delle intimidazioni individuandole tra coloro che sapevano essere sottoposti al controllo dei Mancuso. Lo scorso 16 marzo, in sede di requisitoria, il sostituto procuratore Andrea Mancuso aveva chiesto 32 condanne e una assoluzione. Secondo la ricostruzione della Dda diretta da Nicola Gratteri, il locale di "Piscopio" vedeva al vertice - per quanto riguarda coloro che hanno optato per il rito ordinario - Rosario Battaglia, alias "Sarino", condannato a 28 anni di reclusione, Salvatore Giuseppe Galati, alias "Pino il Ragioniere" (12 anni). Condannato a 10 anni e 4 mesi Giuseppe D'Angelo. Condannati i tre uomini di fiducia del presunto capo cosca Rosario Fiorillo (condannato a 19 anni e 4 mesi in abbreviato): Nazzareno Galati, 13 anni e 11 mesi, Benito La Bella, 13 anni e 11 mesi, e Francesco Felice, 13 anni e 8 mesi di reclusione. Otto anni sono stati comminati a Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni", ai vertici dell'omonima cosca di Limbadi, per estorsione aggravata nei confronti di un negozio di detersivi.

Foto © Imagoeconomica

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