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Tra i beni sequestrati anche una villa di 400 mq con annesso opificio e 90 rapporti finanziari

E' Giuseppe Borrelli, 52 anni, originario di Altomonte, l'imprenditore al quale sono riconducibili i beni per un valore di 22 milioni di euro sequestrati dagli uomini della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Cosenza in esecuzione di un decreto emesso dal Tribunale di Catanzaro - Ufficio Misure di Prevenzione su proposta della Dda di Catanzaro guidata dal procuratore della repubblica Nicola Gratteri congiuntamente al Questore della provincia di Cosenza nell'ambito di una strategia avviata dalla Direzione Centrale Anticrimine, unitamente ai militari della Guardia di Finanza, del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Cosenza e del Servizio Centrale Investigazione sulla Criminalità Organizzata.

Borrelli, ritenuto dagli inquirenti vicino alle cosche operanti nella Sibaritide e destinatario di due interdittive antimafia, nello scorso mese di dicembre era stato arrestato insieme ad altre sette persone accusate, a vario titolo, di traffico e smaltimento illecito di rifiuti e di truffa in un'inchiesta della Dda di Roma.

Il sequestro ha riguardato la totalità delle partecipazioni di 11 società, con sedi rispettivamente in Altomonte, Roma, Cassano allo Ionio, San Lorenzo del Vallo, attive in diversi settori merceologici, e, in particolare, nella raccolta, stoccaggio, trasformazione e smaltimento di rifiuti, edilizia specializzata, torrefazione, trasformazione e commercializzazione, all'ingrosso e al dettaglio, di caffè e prodotti affini, supermercati, compravendita immobiliare, servizi pubblicitari e marketing, compravendita e noleggio di autovetture e veicoli in generale e da corsa, produzione di birra artigianale con somministrazione e ristorazione, costruzioni di edifici residenziali e non, trasporto di merci su strada, 'assunzione di appalti pubblici e privati per la progettazione e costruzione di opere', fabbricazione e messa in opera di prodotti bitumosi. Sigilli anche a 58 veicoli industriali e non, anche di grossa cilindrata, nella disponibilità del compendio aziendale e una villa di circa 400 mq, con annesso opificio e 90 rapporti finanziari.

Il Direttore Centrale Anticrimine, prefetto Francesco Messina ha detto che: "Diverse operazioni di polizia giudiziaria hanno formato oggetto di esame a cura degli organi proponenti e del Giudice della prevenzione; in particolare, indagini attinenti al reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, eseguite nel 2007 e nel 2021 in provincia di Cosenza, hanno documentato legami del soggetto in questione con appartenenti a locali cosche di ‘Ndrangheta, che hanno attestato la sua pericolosità sociale 'qualificata'. Grazie alla proposta firmata congiuntamente dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro (Nicola Gratteri ndr) e dal Questore di Cosenza è stato possibile colpire un patrimonio accumulato nel tempo che - in quanto illecitamente acquisito - inquinava il tessuto economico e sociale di quel territorio. Si tratta di una modalità operativa che connota ulteriormente, aumentandone la qualità, l'azione di contrasto a tutte le organizzazioni criminali strutturate, favorendo il contenimento del fenomeno e accelerandone l'eradicazione, in un futuro non troppo lontano. Proseguire nell'azione di contrasto preventivo all'accumulazione illecita di patrimoni, parallelamente alla rigorosa esecuzione delle tradizionali investigazioni giudiziarie, è una priorità della Direzione Centrale Anticrimine: sottolineo che, in tale strategia, oltre alle Autorità Giudiziarie interessate, rientrano a pieno titolo i Questori della Repubblica, anch'essi, come le prime, normativamente titolari del potere di proposta di misure di prevenzione patrimoniali".

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