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La Direzione distrettuale antimafia di Firenze ha chiuso le indagini e si prepara a chiedere il processo per uno dei filoni della maxi inchiesta sul Keu (residuo di produzione derivante dal trattamento dei fanghi prodotti dagli scarti della concia delle pelli ndr)  quella relativa alle infiltrazioni mafiose della ‘Ndrangheta nei cantieri. Tra i 13 indagati, c'è Francesco Lerose, ritenuto anello di congiunzione tra il mondo imprenditoriale 'pulito' e le cosche. La notizia è riportata da "La Nazione". Il pubblico ministero Eligio Paolini, che ha firmato l'atto con il procuratore capo Giuseppe Creazzo e l'aggiunto Luca Turco, contesta a 7 persone, tra cui Lerose, l'associazione di stampo mafioso. Lo stile dei clan, secondo l'accusa, si sarebbe riprodotto nelle minacce che Domenico e Bruno Vitale e Nicola Chiefari, emigrati a Bucine (Arezzo) da Guardavalle, avrebbero riservato alle imprese che avrebbero potuto ostacolare l'egemonia del mercato della ditta mugellana Cantini Marino, impresa che, secondo la Dda, sarebbe stata infiltrata dalla cosca Gallace. Alla Cantini, secondo le indagini condotte dai carabinieri del Ros, faceva gola l'appalto della strada regionale 429. Ed è per estromettere un imprenditore concorrente, che già stava lavorando nel quinto lotto della strada empolese, che sarebbe stato organizzato un atto intimidatorio nell'impianto di Lerose a Pontedera, quello che smaltiva anche il keu. Pure un'altra ditta che lavorava nel quarto lotto, sarebbe stata "invitata" a non lavorare più, "prospettando sicure, future ritorsioni, tanto da determinare una particolare soggezione della persona offesa". Nell'atto firmato dai pm della Dda è presente anche un dirigente della Regione Toscana, indagato per corruzione per l'esercizio della funzione. Massimo Melucci, 51 anni, aretino, assistente tecnico del Genio Civile, dislocato nel Valdarno Superiore, avrebbe favorito l'impresa Idrogeo di Antonio e Ambrogio Chiefari e la Figlinese Inerti, partecipata dalla Cantini Marino, in cambio di due settimane "a un prezzo particolarmente vantaggioso" in un villaggio turistico di Santa Caterina dello Jonio gestito da un soggetto ritenuto contiguo alla cosca di Guardavalle. La Idrogeo era stata scelta dalla Regione per svolgere "in somma urgenza", alla fine di luglio del 2019, i lavori di rifacimento di un argine dell'Arno a Bibbiena, ma Antonio Chiefari rifiutò il lavoro in quanto la ditta stava per chiudere per ferie. In compenso, la Idrogeo si sarebbe aggiudicata, nel novembre successivo, sempre in urgenza, un lavoro di manutenzione a Spoiano, nel comune di Civitella Val di Chiana. Dopo l'alluvione del luglio del 2019, la Figlinese Inerti smaltì in cava svariate tonnellate di detriti lasciati dalla furia dell'acqua.

Foto © Imagoeconomica

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