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Alle prime ore del mattino, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Catanzaro, insieme al Gis supportato dai carabinieri dallo Squadrone Eliportato “Cacciatori Calabria”, hanno arrestato il latitante Cosimo Damiano Gallace
A comunicarlo è una nota dei carabinieri di Catanzaro.
Gallace, considerato reggente dell’omonima ‘ndrina, era ricercato dal 25 novembre 2020 per l’esecuzione di un ordine di carcerazione, emesso dalla Corte d’Appello di Roma, in quanto condannato a 14 anni di reclusione per “associazione di tipo mafioso” e “associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”. 
L'uomo si nascondeva a Isca sullo Ionio, provincia di Catanzaro, in un appartamento ricavato in uno stabile con annessa cava di inerti di una locale ditta di produzione di calcestruzzo. Al momento dell’intervento, il latitante non veniva subito rintracciato in casa, sebbene fossero presenti la compagna 34enne e la figlia di soli 4 anni che riposavano in camera da letto. La presenza del ricercato all’interno dell’abitazione veniva però considerata certa proprio per la presenza del suo nucleo familiare a quell’ora e in quel luogo lontano dalla residenza abituale di Guardavalle. 
Gallace, dopo una lunga perquisizione, veniva trovato all’interno di un bunker provvisto di accesso celato da una falsa parete posta sotto una specchiera proprio in camera da letto, spiegano i carabinieri. La porta del nascondiglio, collegata a un congegno meccanico, poteva essere aperta esclusivamente ruotando uno dei tre pomelli, quello centrale, di un adiacente attaccapanni a muro. Nel corso della perquisizione, sono stati rinvenuti e sequestrati un trolley contenente circa 35.000 euro in contanti, un tablet, nove telefoni cellulari di cui due danneggiati dall’interessato prima di essere scoperto nel bunker, varie sim non ancora attive e l’hard disk dell’impianto di videosorveglianza con monitor alla tv in sala da pranzo per controllare 24 ore su 24 l’area esterna all’abitazione, tra l’altro dotata di allarme e di cane da guardia di grossa taglia.
A carico di Gallace pendeva anche un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 15 marzo 2021 dal Gip del Tribunale di Catanzaro e al momento della cattura notificata all’interessato, per indagini coordinate dalla locale Dda sempre con riferimento al reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Per aver preso parte alla cosiddetta “strage di Guardavalle”, Gallace ha scontato complessivamente, a partire dai primi anni ’90, più di vent’anni di carcere. 
"La cattura di latitanti è uno degli obiettivi principali per la lotta alla criminalità organizzata e alla 'Ndrangheta. La presenza di latitanti liberi sul territorio è un segno di forza per l'organizzazione criminale, invece oggi abbiamo dato un segno di forza dello Stato e della giustizia". Così ha commentato l'arresto il tenente colonnello Roberto Di Costanzo, comandante del Reparto Operativo provinciale del comando provinciale dei carabinieri di Catanzaro.
Di Costanzo ha spiegato che "la cattura dei latitanti, insieme all'aggressione ai patrimoni e ai controlli del territorio, rappresentano la strategia vincente per combattere la criminalità organizzata". Una volta scovato nel bunker, il latitante non ha opposto resistenza, mentre rispetto al profilo del clan Gallace, l'ufficiale ha affermato: "La cosca Gallace è molto importante e influente nel panorama della 'Ndrangheta, oltre a operare a Guardavalle è attiva anche in alcuni comuni del Basso Ionio Catanzarese e Alto Ionio Reggino, oltre ad avere collegamenti anche nel Lazio e in altre città del Nord e Centro Italia".

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