Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

"Ritengo di essere in pericolo, per cui temo per la mia vita: ecco perché ho deciso di collaborare con la giustizia". A sostenerlo, in Tribunale a Locri, nel corso del maxi processo "Riscatto - Mille e una notte" è stato il neo-pentito, Antonio Cataldo, di 57 anni, di Locri, affiliato di rango dello storico e omonimo casato malavitoso locrese per molti anni in contrapposizione con la potente e ramificata cosca Cordì. Quella di oggi è la prima deposizione pubblica che Cataldo fa a seguito della sua decisione, maturata agli inizi del giugno scorso, di intraprendere il percorso di collaborazione con la giustizia. Il 57enne è il primo collaboratore di giustizia della nota e storica famiglia "Cataldo" di Locri, uno dei clan più importanti nel panorama criminale della ‘Ndrangheta. In una delle due lunghe deposizioni rese ai magistrati antimafia della Dda di Reggio Calabria il 20 e il 28 luglio scorsi, Cataldo ha anche riferito - confermando il tutto anche oggi nel corso del processo "Riscatto - Mille e una notte" - che nel 2013, mentre si trovava in carcere, un altro detenuto di Locri gli ha riferito "di un progetto criminoso finalizzato a compiere un attentato ai danni del figlio del dottore Nicola Gratteri che in quel periodo era stato proposto come ministro della Giustizia". Durante il processo, rispondendo a precise domande che gli sono state poste dal sostituto procuratore Giovanni Calamita, della Procura antimafia reggina, Cataldo ha dichiarato di essere stato "battezzato" tra il 1984 e l'85 in una zona di campagna situata vicina l'ospedale di Locri e in presenza di figure apicali del clan locrese. Lo stesso neo-collaboratore di giustizia ha poi riferito di aver commesso dei reati relativi al narcotraffico, evidenziando i rapporti intrattenuti personalmente con alcune figure di primo piano di un clan di Africo e di Platì.

ARTICOLI CORRELATI

Mattarella: ''Piena vicinanza e massima solidarietà a Nicola Gratteri''

''Lo avrebbero investito. Così volevano uccidere il figlio di Gratteri''

Si pente esponente clan della Locride: ''Volevano uccidere il figlio di Gratteri''

Sebastiano Ardita: ''Forte e affettuosa solidarietà a Nicola Gratteri e alla sua famiglia''


La mafia vuole uccidere Gratteri: rafforzata la scorta

Subdola ignoranza con Gratteri al centro del mirino

La società civile si schiera: ''Siamo tutti con Gratteri''

Gratteri denuncia fughe di notizie: ''I boss sapevano, blitz anticipato di 24 ore''

Operazione ''Rinascita-Scott'': relazione diretta tra 'Ndrangheta e massoneria

Appello di Gratteri: ''Politica abbia la dignità di non prostituirsi alla 'Ndrangheta''

Nessuno tocchi Nicola Gratteri, il gioco è troppo sporco. E si vede
di Saverio Lodato


Il dovere della memoria: i pm scomodi alla mafia invisibile

Csm: Area chiede di aprire pratica a tutela su parole pg Lupacchini

Csm: il consigliere Gigliotti chiede pratica tutela Gratteri dopo attacchi Bossio

Gratteri a La7: ''Oggi i politici cercano la 'Ndrangheta per i voti''

Ancora carbone per Gratteri. Questa volta da Lupacchini e Sansonetti

Mattarella: ''Solidarietà a Nino Di Matteo''

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy