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Il collaboratore di giustizia Schiavone si era rifiutato di parlare perché alla suocera era giunta “un’ambasciata”

Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci ha reso noto, nel corso del processo Rinascita-Scott, che il collaboratore di giustizia Salvatore Schiavone, di 45 anni, lo scorso 3 febbraio si è rifiutato di rendere testimonianza davanti al pm Antonio De Bernardo perché intimorito da alcuni messaggi che sarebbero stati recapitati a sua suocera che vive a Nicotera in prossimità dell'abitazione degli imputati Giovanni e Giuseppe Rizzo. Dopo essersi rifiutato di rispondere alle domande del magistrato, il pentito ha inviato dei messaggi al suo avvocato affermando di avere avuto paura perché era stata mandata "un'imbasciata" alla suocera. Il difensore ha depositato questi atti e la Procura di Catanzaro ha deciso di interrogare Schiavone per approfondire quanto accaduto. Sono stati fatti anche approfondimenti per verificare l'esatta ubicazione della residenza della suocera di Schiavone rispetto a quella dei Rizzo. Tutti atti che la Dda ha depositato in udienza, sollevando la questione di intralcio alla giustizia, e ha chiesto l'acquisizione de plano dei verbali a dibattimento o, in subordine, l'escussione del collaboratore Schiavone. In seguito a quanto reso noto dal pm Frustaci, l'imputato Giuseppe Navarra ha voluto rendere dichiarazioni spontanee affermando che la minaccia a Schiavone non sarebbe arrivata dai messaggi recapitati alla suocera ma dalle parole pronunciate in aula dal pm De Bernardo quando il pentito ha deciso di non rispondere alle domande. A queste affermazioni il pm Frustaci ha anticipato che il verbale di udienza verra' inviato alla Procura di Salerno, competente per ogni procedimento che riguardi i magistrati del Distretto di Catanzaro, per il reato di calunnia.

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