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E' iniziato lo scorso mese nell'aula Bunker di Reggio Calabria il processo d'Appello nato dall'operazione "Mandamento ionico" già sbarcato in primo grado con rito ordinario davanti al tribunale di Locri il 23 giugno 2020 con 67 condanne e 102 assoluzioni.
Gli imputati richiamati sono in tutto 82 compresi quelli condannati o assolti in primo grado per i quali le difese o la procura reggina hanno presentato ricorso. Quest'ultima in particolare ha impugnato le sentenze per 42 imputati sulla base di una ritenuta "inosservanza o erronea applicazione della legge penale in relazione al trattamento sanzionatorio determinato per gli imputati indicati e condannati per il reato all'articolo 416 bis". E poi ancora, sempre secondo la procura generale, sebbene il tribunale di Locri ha condannato gli imputati per il reato contestato a vario titolo di associazione mafiosa in modalità differenti "non ha applicato il trattamento sanzionatorio previsto dalla legge, ma quello più favorevole precedente all'entrata in vigore della legge 27.05.2015 n°69" in merito alle disposizioni in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio.
In particolare per 17 imputati la procura generale ha sottolineando che "con il presente gravarne si lamenta l'erronea valutazione delle risultanze processuali che hanno portato alla pronunzia di assoluzione, la contraddittorietà e la manifesta illogicità della motivazione, nonché la errata applicazione della legge penale in relazione ai singoli capi di imputazione". Quindi la procura reggina chiede la riforma della sentenza emessa dal Tribunale di Locri "e per effetto condannare gli imputati indicati alla pena determinate dal Pg in udienza" ha scritto il sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Appello Francesco Tedesco.
Nell'elenco degli imputati per i quali è stato presentato il ricorso fanno parte anche Sebastiano Mangiaviti - nel frattempo deceduto e difeso dagli avvocati Vincenzo Nobile e Guido Contestabile - e Leonardo Occhibelli assistito dagli avvocati Natale Polimenti e Francesco Calabrese, assolto con la formula "non doversi procedere per difetto di querela".
Nel primo caso i difensori hanno evidenziato che il ricorso intende provare la completa estraneità dei fatti contestati dalla pubblica accusa mentre nel secondo caso i legali difensori hanno impugnato la sentenza, nonostante questa sia stata favorevole, "per ottenere una formula assolutoria ancora più vantaggiosa per il signor Occhibelli".

Foto © Emanuele Di Stefano

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